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VILLAMIROGLIO
VILLAMIROGLIO
Dial. Vilamirö’. Mirotolum, 1152 [BSSS 145, doc. 38, p. 125];
Villa Mirolii, 1429
[Sangiorgio 1780, p. 313].
Il primitivo Miroglio si trovava fra Moncestino e l’attuale Villamiroglio, su un
colle ancor oggi noto come Bricco del Castello
[Bo 1980, p. 24].
Abitanti: 125. Distanza da Casale Km 37 ‑ Altezza: m 329 s. m. Provincia di
Alessandria.
Parrocchia Ss. Filippo e Michele.
Eretta ab immemorabili.
Dalla diocesi di Vercelli passò a quella di Casale nel 1474
[De Bono 1986, p. 34].
La chiesa del primitivo abitato di Miroglio era S. Graziano, presso il castello;
venne censita senza titolo nel 1299 sia nella pieve di Gabiano che in quella
di Cortiglione; nel 1348 col titolo nella pieve di Gabiano; era
ancora attiva nel 1440 e nel 1703 se ne intravedevano i resti [ARMO, pp. 39, 41,
113, 237; Settia 2012, p. 52].
Dopo lo spostamento del paese, parrocchiale divenne S. Michele; nella seconda metà del sec. XVI parrocchiale
era invece S. Maria
[Ferraris 1995, p. 203].
Chiesa parrocchiale, Ss. Filippo e Michele:
in posizione dominante sul paese. Dagli anni '30 del Settecento si era decisa la
ricostruzione della parrocchiale, che si trovava in cattivo stato. Il nuovo edificio
sacro, eretto nello stesso sito della chiesa precedente, fu terminato nel 1764
[AD 1969, p. 92; Calvo 2010, p. 187];
venne benedetto nel 1768. Il campanile fu edificato dal 1816 al 1823 (lapide sul
lato settentrionale del campanile, firmata Francesco Casiraga).
Attorno al 1870 fu realizzato il pavimento marmoreo
[Mosca 2001, p. 72 n. 472; Niccolini 1877, pp. 429, 434].
Sono stati recentemente restaurati facciata, pavimento e altare [AD 2002, p. 219].
Tra il 2005 e il 2006 sono stati effettuati nuovi lavori, con ripristino del
tetto e consolidamento dei muri perimetrali.
Edificio orientato, in mattoni a vista.
Bella facciata tardo-barocca a due ordini, scandita da lesene con capitelli ionici, frontone
curvilineo e lieve concavità delle parti laterali.
Su una parete curva di raccordo alla destra della facciata è inserito un frammento marmoreo scolpito
(cm 28.6 x 24) raffigurante un volatile (probabilmente una colomba) su un rametto con un
grappolo d'uva e una foglia, entro una cornice quadrata costituita da un nastro a
triplo vimini, che riproduce il modulo a formelle “incatenate” riscontrabile in
fregi di plutei del sec. IX [Aletto 2006, p. 291;
Crosetto 2014, pp. 51-54].
Sul fianco destro sono visibili i resti di un quadrante solare con gnomone perpendicolare
[Mesturini 2008, p. 44].
Interno a pianta centrale con navata unica e abside semicircolare. Notevoli l’altar maggiore di marmi
policromi e l’elegante balaustrata marmorea (post 1763, dei Pellagatta?)
[Di Majo 2010, pp. 495-97].
Nell’abside trova posto un coro ligneo e una tela centinata rappresentante S. Michele che sconfigge il demonio, di autore ignoto.
Vi sono due altari laterali di stucco dipinto a finto marmo (fine XVIII - inizio XIX secolo): quello di destra
con notevole pala di inizio Settecento raffigurante la SS. Trinità e Santi e statua del Sacro Cuore;
quello di sinistra con pala raffigurante la Madonna del Rosario coi Ss.
Domenico e Caterina da Siena (sec. XVIII) e statua dell’Addolorata [AD 1991, p. 228]; in una nicchia ricavata nella parete destra della cappella del Rosario è collocata una statua lignea tardo seicentesca della Madonna del Rosario col Bambino.
S. Michele:
presso il cimitero.
Una ecclesia de Montonaria (o Montenario) è elencata dal 1299 negli
estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Gabiano; nel 1348 viene citato il titolo
di S. Michele [ARMO, pp. 38, 112].
Divenne parrocchiale nel sec. XV, dopo lo spostamento
dell’abitato; era definita parrocchia vecchia già nel 1577
[Bo 1980, p. 173]. Venne ricostruita nel 1725 [ASDC, Vis. past. Radicati, 470-485, fasc. 15, f. 499v].
Importanti lavori di ristrutturazione nel 2005.
Edificio di discrete dimensioni, con facciata barocca a due ordini e timpano
triangolare; paramento misto in mattoni e arenaria; alcune pietre sono di
riutilizzo. In un pilastro della parete posteriore è inserito un blocco di
granito che pare un capitello di ricupero. La pala d'altare, settecentesca,
ritrae i Ss. Michele e Rocco.
S. Liberata:
(dial. Santa Dlìbera): chiesa di proprietà della parrocchia, situata in
una valletta isolata in località Case Alemanno (dial. Cà dl’Amàn).
Dalle visite pastorali [1]
si apprende che la festa della santa titolare era
celebrata il 18 gennaio con una processione. Al contrario di quanto talora affermato,
presso la chiesa non vi fu mai un monastero o un convento, ma solo un romitorio
(verosimilmente costruito tra il 1658 e il 1685). Nel 1619 veniva descritto un
edificio sacro non troppo grande, dotato di un solo altare e ricco di ex voto
anche in cera. Nel 1658 era registrata la presenza della statua della santa in
una nicchia vetrata presso l'altare e di due angeli dorati sull'altare stesso.
La chiesa fu ampliata in epoca imprecisata. Nel 1685 per la prima volta veniva
segnalata la presenza sulle pareti del presbiterio di dipinti murali con molti santi,
di un altare laterale dedicato a S. Luigi con la tela tuttora presente e di un portico sul
fianco sinistro dell'edificio, terminante con una abitazione su due piani per un
romito. C'era inoltre un confessionale di noce (con pulpito sovrapposto) di
recente costruzione.
Dopo aver subito danni durante il terremoto dell'agosto 2000, la chiesa è stata
sottoposta ad importanti lavori di ripristino delle coperture nel 2007, mentre il restauro
dell'interno è stato completato nel 2011.
Ora appare come un edificio di discreta grandezza, con sagrato recintato da un
muretto, facciata ottocentesca
scandita da quattro lesene in doppio ordine, culminante con un timpano in cui si
prolungano le due lesene mediali; un modesto portone centrale e tre finestre
rettangolari.
Sul lato sinistro è conservato il porticato seicentesco; nella zona posteriore
c'è il piccolo romitorio, su cui si alza un campaniletto a vela.
Interno ad aula rettangolare con superficie di m2 350.
L'altare centrale ha un
piccolo tabernacolo ligneo scolpito e due eleganti angioletti portacandelabro lignei dorati settecenteschi.
Le pareti del presbiterio recano dipinti murali di tardo '500 - inizio '600
tornati alla luce da pochi anni [Roggero 2005]:
sulla parete di fondo, entro uno scenario architettonico interrotto dalla più tarda
aggiunta di una nicchia vetrata con bella cornice lignea, sono rappresentati una
processione di sacerdoti e un gruppo di personaggi abbigliati alla moda della
seconda metà del '500; alle pareti laterali sono raffigurati nove santi (tra cui
Pietro martire, Bernardo da Mentone, Antonio abate, Grato
e Sebastiano); sulla pittura della parete destra riaffiora anche un precedente affresco
con gli stessi santi, con un curioso effetto di sdoppiamento delle immagini.
All’altare laterale di S. Luigi c’è una tela
raffigurante il Beato Luigi Gonzaga con l’angelo dell’Apocalisse, alla
cui base è scritto «Vero ritratto del beato Luigi Gonzaga, della Compa:ia del
Giesù» (sec. XVII; S. Luigi fu beatificato nel 1605 e canonizzato nel 1726). Sulle pareti
laterali dell'aula sono appesi due quadri raffiguranti S. Grato e
S. Nicolao e vari ex voto datati dal XVII al XX secolo. Presso l'ingresso,
sul lato destro, è conservata un'antica cassetta lignea per elemosine, la cui
realizzazione era stata richiesta in occasione della visita pastorale del 1658.
La chiesa ha subito ripetuti furti di dipinti, statue, colonnine del
confessionale, candelabri, leggio, porta, cancellata, mobili, ex voto e
ultimamente anche delle nuove grondaie in rame.
Nel 1997 è stata realizzata da F. Monino la nuova statua di S. Liberata sorreggente due neonati in
fasce, in sostituzione della precedente rubata negli anni '80; ad essa si rivolgevano in
preghiera le partorienti [Fassio
1997].
S. Rocco:
a sud-est del paese, presso la frazione Rairolo (dial. Rairö’),
raggiungibile da Varengo. Fu fatta costruire nel 1715 da Bartolomeo Cresta presso la sua casa, durante una grave epidemia bovina [ASDC, Vis. past. Radicati, 470-485, fasc. 15, f. 499v]. Dal 1944 vi tenne sede il comando della Brigata
Autonoma Partigiana Patria. Ora è abbandonata.
Edificio degradato, con distacco degli intonaci e parziale crollo delle cornici. Facciata stretta e alta, a vela, rivolta a sud verso la strada; una doppia fascia marcapiano la divide in due livelli, culminanti con un timpano arcuato in cui fino ai primi anni del 2000 si leggeva il millesimo «1715». Ai lati del portone d'ingresso vi sono due finestrelle rettangolari, mentre al di sopra si apre un oculo; anche la scritta «S. Rocco», in passato formata con lettere applicate sopra l'oculo, col distacco dell'intonaco è andata perduta negli ultimi anni. Un esile campanile si innalza al bordo destro del tetto, presso la facciata; termina con una cuspide piramidale acuminata. Il fianco destro della chiesa aderisce a un edificio civile, anch'esso abbandonato.
Interno ad aula unica rettangolare con volta a botte. L'altare in muratura è collocato contro la parete di fondo.
1 Lo spoglio delle relazioni delle visite pastorali presso l'ASDC è stato effettuato da Mario Cravino (2011).
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