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SAN MARTINO DI ROSIGNANO

SAN MARTINO DI ROSIGNANO

 

Dial. San Martìn. Sanctus Martinus, 1464 [Nicodemi 1907, p. 40].

Abitanti: 221. Distanza da Casale Km 8,5 ‑ Altezza: m 205 s. m. Frazione di Rosignano, provincia di Alessandria.

Parrocchia di S. Martino. Eretta nel 1816; il titolare della parrocchia, di nomina vescovile, ha il titolo di arciprete [Boltri 1940, p. 60].

Chiesa parrocchiale, S. Martino: nella parte centrale, più elevata della frazione. Una chiesa precedente con lo stesso titolo fu menzionata nel 1566; per la sua costruzione, ancora in corso nel 1577, si utilizzava materiale delle chiese in rovina di S. Quirico di Montegalliano (Monte Galiano, 943 [BSSS 70, doc. 7, p. 3]) e di S. Sebastiano. Nel 1723 erano presenti gli altari di S. Martino, S. Lucia, Ss. Agata e Apollonia e un quarto altare con pittura antica (Nascita della Vergine). Nel 1816 si ampliò l’edificio con cantoni concessi dal comune ricavati alla “Tina” [Bo 1980, p. 116; Cappellaro 1984, p. 289] e fu istituita la parrocchia, promotore il parroco di Rosignano don Gandolfi [Boltri 1940, p. 60]. La chiesa attuale, voluta dall’arciprete don Giovanni Coppo, fu costruita dal 1868 al 1871 accanto alla vecchia parrocchiale, a imitazione della chiesa neogotica di S. Giulia in Torino [Boltri 1940, p. 60] (opera del 1862 di Giovan Battista Ferrante, importante modello per le chiese torinesi, e non solo, del secondo Ottocento [Morgantini 2002, p. 37]), e consacrata da mons. Ferrè il giorno 11/9/1871 [AD 1974, p. 131] (improbabile che il progetto fosse di Crescentino Caselli [Grignolio 1994, p. 99], allora appena diciannovenne). Nel 1871 si accese una vertenza con risvolti giudiziari tra l’avv. Vincenzo Luparia e don Coppo per il diritto di riservare banchi nella chiesa e per il patronato di un altare. Il Luparia, sconfitto, costruì nel 1885 una chiesa privata [Cappellaro 1984, p. 292]. Nel 1877 nell’antica parrocchiale si vedeva ancora «un affresco di pennello maestro rappresentante la nascita del Gesù» [Niccolini 1877, p. 602], ma la vecchia chiesa era ormai divenuta un magazzino, e nel 1888, dopo il crollo della volta, venne abbattuta [Cappellaro 1984, p. 290]. Il sagrato è stato rinnovato nel 1994. Importanti restauri nel 2000.

Edificio in stile neogotico, eccetto il campanile barocco, la cui base apparteneva alla chiesa antica, mentre il piano dell’orologio e l’alta cella campanaria furono costruiti in tempi successivi. Facciata a salienti, scandita da quattro paraste culminanti con alti pinnacoli; un quinto pinnacolo situato al vertice, regge una croce "celtica". Vi sono tre porte, un rosone e due finestre ogivali; la lunetta centrale ha un dipinto monocromo (restaurato da Pietro Vignoli) [Grignolio 1994, p. 101], rappresentante l’Elemosina di S. Martino. Interno a tre navate con archi a sesto acuto e volte a crociera costolonate e fittamente decorate con finte nervature e ricchi ricami su fondo blu. Altare maggiore di marmo (Bernascone) [Niccolini 1877, p. 603]. Sopra il coro ligneo (progettato e realizzato nel 1895 dal celebre liutaio Celeste Farotti, cui si deve anche il completamento della cantoria [Iviglia 1953, p. 16]) c’è un quadro raffigurante S. Martino. Gli altari laterali della Madonna del Rosario (dono di Rosalia Fava) e dell’Addolorata sono chiusi da una balaustrata marmorea. Sul pulpito ligneo spicca una mano smaltata reggente il Crocifisso. Alla parete destra è posta una statua di S. Martino in stucco dipinto. Fonte battesimale marmoreo con coprifonte ligneo; sulla parete c'è un dipinto murale in grisaille raffigurante il Battesimo di Cristo (Giuseppe Aceto, 1954). Due confessionali, sistemati alle pareti laterali, provengono forse dalla chiesa antica. Interessante la Via Crucis su tela. I pesanti banchi in noce sono stati restaurati da Giuseppe Sbrissa. Sulla tribuna si trova l’organo a 751 canne della ditta Marelli Giovanni (1891), collaudato il 18/10/1898 da don Giovanni Pagella e restaurato nel 1993 (ditta Krengli, Italo Marzi); fu tra i primi organi della diocesi a seguire la Riforma Ceciliana [Grignolio 1994, p. 101; Stirone 1993; Caprioglio 2005a, p. 6]. In sacrestia si trovano un ritratto del benefattore Giacinto Castelli (morto nel 1860) di Emilio Massaza (una seconda versione è conservata nel Museo Civico di Casale [Canestrini 1995b]) e una lapide in memoria di Bartolomeo Cavagnolo, il cui lascito permise l’erezione della parrocchia [Grignolio 1994, p. 101].

Vergine Immacolata di Lourdes: fin dal 1690 la borgata si serviva della chiesa dell’Immacolata, appartenente a Giuseppe Boccalatte [Boltri 1940, p. 59]. La chiesa attuale fu fatta costruire nel 1885 dall’avv. Vincenzo Luparia sul modello del Pantheon, come chiesa privata, in contrasto con l’arciprete di S. Martino [Cappellaro 1984, p. 292]. Nel 1886 Vincenzo Luparia morì lasciando una donazione per fondare la Scuola di Agricoltura. La chiesa sarebbe dovuta passare alla scuola; andò invece alle damigelle Luparia figlie del medico Vittorio, quali proprietarie del terreno su cui era stata eretta. Nel 1913 Teresa Luparia, ultima sorella, affidò la chiesa all’arciprete di S. Martino (vanificando così la volontà del fondatore) [Cappellaro 1984, pp. 292-93]. Al 1915 risale la conversione a tempietto votivo dedicato alla Vergine Immacolata di Lourdes. Furono effettuati restauri nel 1985 e dal dicembre dello stesso anno la chiesa fu riaperta al culto nel periodo invernale [AD 1991, p. 199; Caprioglio 2005b, p. 6].

Tempietto neoclassico, a pianta circolare con cupola emisferica e pronao formato da quattro colonne corinzie, sorreggenti trabeazione e timpano. All’ingresso si legge «Sacra privata perpetua manento» e in caratteri di bronzo sulla facciata «Chiesa Luparia»; nel pavimento è posato lo stemma di famiglia in mosaico. All’interno ci sono due tele del 1918 rappresentanti S. Bernadette e S. Giuseppe col Bambino di Peppina Callori (pittrice invalida della famiglia Callori di Vignale, che trascorreva l’estate alla villa Sofora di San Martino); al centro c’è una statua della Madonna di Lourdes.

S. Ludovico: presso l’Istituto Luparia. Chiesa campestre eretta nel 1700 dal maggiore Giuseppe Maria Luparia di fronte alla sua abitazione. Per evitarne la sottrazione, la campana venne posta sul tetto della casa del fondatore. Fu sede di sepolture (1748) [Cappellaro 1984, p. 303]
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Piccolo edificio assai deteriorato e utilizzato da magazzino. Aula rettangolare con abside semicircolare; il tetto e la volta a botte sono in gran parte crollati.  La facciata, da cui si è quasi del tutto staccato l’intonaco, presenta muratura in mattoni; le restanti pareti hanno tessitura alternata di filari di mattoni e conci di pietra da cantoni. All’interno c’è ancora qualche traccia di decorazioni pittoriche.

Annunziata: in frazione Castagnoni (dial. Castgnùn). Eretta nel 1742 dai fratelli don Pietro Giuseppe e Michele Antonio de Castagnoni e dal loro zio don Giuseppe Maria de Castagnoni. La cappelletta è conservata con cura dai signori Del Poggio [Cappellaro 1984, pp. 303-5].