ODALENGO GRANDE
ODALENGO GRANDE
Dial.
Audalèng Grand. Audelingum – Audolingum, 940 [BSSS 28, doc.
55, p. 97;
Settia 1983a, p. 169];
Odalengum maius, 1305 [Sangiorgio 1780,
p. 87].
Col nome Odalengo è designato inizialmente tutto l'ampio territorio sulle due sponde
del torrente Stura. Solo
intorno alla metà del sec. XIII si comincia a distinguere tra i due Odalengo,
facendo riferimento al corso della Stura [Settia
2015, pp. 29-30]; dall'inizio del sec. XIV compaiono come distinzione
gli aggettivi maius, magnum, minus, parvum.
Abitanti: 527. Distanza da Casale Km 28 ‑ Altezza: m 397 s. m. Provincia di
Alessandria.
Parrocchia di S. Quirico. Dalla diocesi
di Vercelli passò alla diocesi di Casale nel 1474
[De Bono 1986, p. 34].
Chiesa parrocchiale:
la funzione di parrocchiale è attribuita a quattro chiese, corrispondenti alle
quattro ex parrocchie [AD 1991, p. 165]. Le prime parrocchiali furono la chiesa di S. Vittore (elencata negli estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Gabiano, senza titolo nel 1299, col titolo di S. Vittore dal 1348) e la chiesa di S. Antonio (elencata nella pieve di Castrum Turris dal 1299) [ARMO, pp. 39, 112, 114, 237; Bo 1980, p. 177]. Alla fine del Quattrocento sono ancora due le parrocchiali: la chiesa di S. Vittore, alla quale è stato associato il titolo di S. Quirico, e la chiesa di S. Antonio della Serra [Lusso 2010, p. 85; ASCCM, Arch. Dalla Valle, 296-3, f. 55v].
S. Vittore:
a Odalengo Grande, non lontano dal castello. La chiesa primitiva si trovava
verosimilmente presso l’attuale cimitero (dove è tuttora presente una cappella
dedicata a S. Vittore); nel 1577 era detta parrocchiale antica [ASDC, Vis. apost. Ragazzoni, 456-458, f. 102r]. Nei primi anni del sec. XVIII la
parrocchiale, definita antichissima, era addossata al castello, sul lato
sud-occidentale. L’attuale edificio venne costruito nello stesso sito per volontà del
marchese Luigi Gozzani, previa demolizione
nell’inverno 1784-85 della chiesa antica che era pericolante; il 14/4/1785 fu
benedetta la prima pietra. La struttura architettonica fu conclusa l’anno
successivo; gli arredi interni vennero completati nel 1789 [Solarino 2005, pp.
330-35]. Si è ipotizzato
l’intervento del Magnocavalli [AD 1991, p. 165] per analogie con la facciata della
parrocchiale di S. Germano (a sua volta però non sicuramente riconducibile al Magnocavalli stesso),
o un progetto del vicentino Ottavio Bertotti Scamozzi, che negli stessi anni stava ristrutturando il palazzo casalese
di Giacomo e Luigi Gozzani, per le
insistite formule decorative proprie del neopalladianesimo veneto [Magnocavalli
1993, p. 25]. Un altare fu dedicato a S. Defendente, compatrono dal 1728
[Casalis, vol. XIII, 1845, p. 26]. Un fulmine danneggiò il tetto nel 1955.
La costruzione, divenuta pericolante per cedimento del terreno con apertura di
grandi crepe nel coro, è stata rinforzata nelle fondazioni e restaurata
all’interno negli anni 2003-05; gli intonaci sono stati ripristinati da Carlo Genevro.
La bianca e imponente facciata anticipa la freddezza dell’architettura neoclassica;
è decorata con stucchi molto ricercati e riprende motivi palladiani tramite
l’uso dell’ordine gigante di quattro colonne corinzie. Al centro del fastigio
triangolare vi è lo stemma dei Gozzani; lungo la trabeazione si legge
l’iscrizione: «Marchio Aloysius Gozani anno MDCCLXXXVI». L'interno è strutturato in due ambienti ben distinti: il presbiterio all'incirca quadrato terminante con un'abside lievemente arcuata e l'aula a pianta circolare, che attraverso due grandi arcate sorrette da un colonnato corinzio si espande nelle cappelle laterali; l'aula è coperta da una grande cupola. Sobrio altar maggiore in marmi policromi, alla cui parete posteriore è affissa una lapide datata 1787 che ricorda il contributo del marchese Luigi Gozzani per la costruzione della chiesa e dell'altare stesso. Sulla parete di fondo, al di sopra del coro ligneo, è collocata al centro una tela raffigurante la Madonna col Bambino venerata dai Ss. Secondo e Vittore (sec. XVIII); ai due lati vi sono tele di minori dimensioni effigianti l'Immacolata e S. Vincenzo Ferreri (sec. XVIII). Balaustrate lignee settecentesche delimitano il presbiterio e le cappelle laterali, seguendo il disegno circolare dell'aula. Gli altari delle cappelle laterali presentano pale del XVIII secolo: quello di sinistra, dedicato alla Madonna della Cintura, ha una tela raffigurante la Madonna che sorregge il Bambino mentre porge la cintura ai Ss. Agostino e Monica; la pala dell'altare laterale di destra, dedicato a S. Giovanni Evangelista, raffigura S. Giovanni Evangelista con due soldati martiri. Alla sinistra della seconda cappella, su una mensola, è esposta la statua lignea della Madonna col Bambino (sec. XVIII), che proviene dalla chiesa della Madonna di Moncucco. Nella chiesa vi sono altre statue lignee policrome raffiguranti S. Martino, S. Giuseppe, S. Vittore e la Madonna del Rosario
[Grignolio 1994, pp. 75-76].
Il battistero è situato in un piccolo vano chiuso; il fonte battesimale in marmi policromi (sec. XVIII) è sormontato da un bassorilievo in marmo bianco raffigurante il Battesimo di Gesù, opera di Guido Capra. In sacrestia sono conservati vari reliquiari.
S. Grato:
a Vallestura (dial. Vastüra. Vallis sturia, 1348 [ARMO, p. 113]).
Già parrocchia, eretta nel 1734, soppressa nel 1986 [AD 1974, p. 142; Decreto
vescovile 30/6/1986]; al parroco spettava il titolo di pievano [AD 1969, p. 88].
La primitiva chiesa di S. Grato era verosimilmente situata in corrispondenza
dell’incrocio stradale che precede l’abitato, dove è ricordata da una bella
croce marmorea con testa di Cristo scolpita, collocata nel 1949. Nel 1734 la
zona era infestata dai malandrini che avevano il covo nella piccola torre della
vecchia e diroccata chiesa di S. Grato, tanto che le autorità ritennero
necessaria la sua demolizione [De Conti, IX, p. 267].
La prima pietra dell’attuale chiesa fu posata nel 1736, l’edificio fu
benedetto nel 1739 [AD 1974, p. 142]. Nel 1955 venne sistemato un orologio sul campanile.
Balaustra, pavimento del presbiterio e gradini
dell'altar maggiore di marmo furono donati da un privato nel 1965.
La chiesa è rivolta a oriente. Esterno in mattoni a vista. Graziosa facciata a due ordini attraversati da alte lesene,
con fastigio curvilineo e volute di raccordo tra primo e secondo ordine. Portale
e finestra ben sagomati. In facciata è murata una lapide a ricordo del primo
pievano di Vallestura (Vincenzo Antonio Biginelli) morto nel 1784 («DOM | hic iacet | primus | Vallisturie
| pleb(anus) … | obiit anno | 1784 | 14 8bẼ»). Anche il campanile, che si eleva posteriormente sul lato sinistro, è
elegante. Le croci presenti sul campanile e sul fastigio sono ornate da belle
banderuole [Monferrato 2000, p.
138]. All’interno, ricco di decorazioni, risalta il grande altare maggiore in stucco marmorizzato (fine sec. XVIII). Coevi all'altar maggiore sono gli altari laterali gemelli della Madonna dei sette dolori e dell'Immacolata: nel primo, entro una nicchia, è collocata la statua lignea dell'Addolorata, mentre il secondo è decorato con una tela raffigurante l'Immacolata venerata dai Ss. Lorenzo e Antonio da Padova col Bambino (sec. XVIII). Altri due altari laterali di marmo bianco con dorature sono dedicati al Sacro Cuore e al titolare S. Grato (C. Raselli, 1927). Sono pregevoli i confessionali, il pulpito in stucco e i mobili di sacrestia.
Nel 1987 vennero rubati quattro angioletti lignei dai due confessionali, una statua
della Madonna ed un quadro con S. Giovanni Battista, entrambi del
sec. XVIII; sotto la tela rubata tornò alla luce, entro una nicchia dimenticata,
un’altra statua lignea della Madonna, meno pregiata, anch’essa del sec.
XVIII [Vallestura 1987].
S. Antonio Abate:
a Sant’Antonio della Serra, frazione sul Bricco (dial. Sant’Antòni).
Fu costruita tra la fine del Settecento e il 1819 [AD 1969, p. 77;
Vescovo 2014]) come chiesa parrocchiale,
in sostituzione dell’altra, sita nei pressi del cimitero. Nel 1972 la parrocchia fu unita «aeque principaliter» con Cicengo; nel 1986 fu infine soppressa [AD 1974, p. 126; Decreto vescovile 30/6/1986].
L'edificio è libero dalle
strutture circostanti solo nella parte anteriore; la porzione posteriore risulta
infatti inglobata tra edifici civili. Facciata neoclassica in mattoni a vista;
due coppie di colonne doriche poggiano su alti basamenti e sorreggono un timpano
triangolare. Il campanile, pure in mattoni a vista, si eleva in corrispondenza
del fianco destro dell'abside. Pregevole portone ligneo intagliato, siglato da Pietro Domenico Ronco (sec. XVIII).
Interno ad aula unica, con presbiterio e abside semicircolare. Sui fianchi sporgono
all'esterno due cappelle laterali. I dipinti sulle volte e sulla parete di controfacciata
sono stati eseguiti nel 1866 da Martini (Carlo Antonio?), restaurati da Panizza nel 1935
e nel 2004 da Annalisa Alluto (iscrizioni sul soffitto): sono raffigurati nel catino
dell'abside i Ss. Pietro e Paolo; nella volta del presbiterio l'Adorazione
del SS. Sacramento, sui pennacchi Fede, Speranza, Carità
e Fortezza; nella volta dell'aula la Trinità con S. Antonio Abate,
mentre nei pennacchi compaiono i quattro Evangelisti; sulla parete di
controfacciata, al di sopra della cantoria, sono rappresentati il Re David
e S. Cecilia. Altar maggiore settecentesco in scagliola; il tabernacolo è sormontato da un ciborio sorretto da sei colonnine. Nell'abside è
collocato un coro ligneo, al di sopra del quale si trova una tela con
S. Antonio da Padova col Bambino e S. Luigi Gonzaga (datata 1749). La balaustra venne offerta nel 1936 in memoria dell'arciprete Luigi Cerrina dalla sorella. In un ambiente che
si apre sul lato sinistro del presbiterio è stato recentemente collocato un paliotto
monolitico in scagliola di Francesco Solari (1737), restaurato nel 2002 (Bruno Gandola),
proveniente dalla chiesa della SS. Trinità di Riovalle. La cappella laterale di
sinistra, dedicata alla Madonna del Carmine e a S. Rocco, ha un quadro raffigurante
la Madonna del Carmine col Bambino e i Ss. Rocco e Sebastiano (sec. XVII);
la cappella di destra è dedicata a S. Luigi Gonzaga
[Vescovo 2014]. Le stazioni della Via Crucis
in stucco dipinto provengono da altra chiesa.
S. Sebastiano:
a Cicengo (dial. Sisèng. Cizzengo, 1711 [Saletta 1711, vol. I, parte III, c. 341r]). Fu eretta a
parrocchia attorno al 1632-52, unita «aeque principaliter» con Sant'Antonio della Serra nel 1972 [AD 1974, p. 79]; la parrocchia fu infine soppressa nel 1986. Nel campanile è murata
un’epigrafe di terracotta che ricorda l’ampliamento della chiesa realizzato nel
1667 col concorso della popolazione; la costruzione era completata nel 1670. In
seguito l’edificio fu ulteriormente ampliato [AD 1991, p.
165]. Nella notte del 15/12/1998 furono rubati una ventina di candelieri, alcuni ex voto
e ante di un mobile della sacrestia.
Facciata rivolta a ovest, a due ordini, con fastigio curvilineo; dietro al primo ordine si apre un
piccolo portico con arcate su tre lati. Sul fianco settentrionale, posteriormente, si eleva il campanile. Affreschi di Mario Gilardi (1955). La pala collocata alla parete di fondo, al di sopra del coro ligneo, raffigura la Madonna col Bambino e i Ss. Sebastiano e Secondo. L’altare rivolto al popolo è del 2000. All'altare della cappella del Rosario è collocata entro una nicchia la statua lignea della Madonna col Bambino, contornata da 15 tondi coi Misteri, mentre in una nicchia posta sotto la mensa d'altare si trova la statua lignea di Cristo deposto (sec. XIX); al 1945 risale un'altra statua lignea effigiante S. Sebastiano conservata nella stessa cappella.
Il battistero fu realizzato nel 1703; ha un fonte battesimale a fusto in pietra calcarea scolpita, protetto da un cancello semicircolare di ferro battuto più recente; in origine era dotato di coprifonte piramidale di noce con statuetta di S. Giovanni Battista, oggi non più presente [ASDC, Vis. past. Radicati, 470-485, fasc. 16, f. 572r].
S. Vittore:
nei pressi del cimitero di Odalengo Grande. Fu verosimilmente la prima
parrocchiale di Odalengo Grande, il cui abitato si spostò a sud-est nell’attuale
posizione in un secondo tempo. Fu elencata nelle decime della diocesi di
Vercelli, pieve di Gabiano, senza titolo nel 1299, col titolo di S. Vittore
nel 1348 [ARMO, pp. 39, 112; Bo 1980, p. 177]. L’attuale costruzione risale al sec. XVIII.
Serve solo per le funzioni dei Santi; è in buono stato [AD 1991, p. 166].
Ha abside rivolta a nord; paramento in pietre e mattoni, con facciata intonacata
e dipinta di bianco. Una campitura sul lato meridionale del campanile presenta resti di intonaco
caratteristici di un quadrante solare, ora non più visibile
[Mesturini 2008, pp. 29-30]. L'interno è piuttosto spoglio. L'altare, tardo-settecentesco, è in muratura stuccata e dipinta a finto marmo.
Madonna delle Grazie (detta anche Madonna di Moncucco): alla cima di un colle in regione
Moncucco (dial. Moncüc. Mons Cuchus, 988 [MGH DD II/2,
n. 50, p. 452]), presso Odalengo Grande; con annesso romitorio diventato abside
della chiesa [AD 1969, p. 66]. In passato era molto frequentata anche dai paesi
vicini. Da anni è diroccata e priva di coperture [AD 1991, p. 166]. Pareti esterne in gran parte prive di intonaco e con mattoni a vista. Facciata rivolta a ovest, con lesene angolari, suddivisa in due registri scanditi orizzontalmente da una cornice marcapiano e culminante con un frontone triangolare, sotto cui si apre una finestra arcuata, resto di una serliana descritta nel 1725 [ASDC, Vis. past. Radicati, 470-485, fasc. 18, f. 587v]. Pianta ad aula rettangolare, con presbiterio-abside all'incirca quadrato. Una statua raffigurante la
Madonna col Bambino, già appartenente a questa chiesa, è conservata nella parrocchiale
[Angelino 2009a].
S. Antonio Abate: (chiesa vecchia) nei pressi del cimitero di Sant’Antonio della Serra.
Elencata col titolo nelle decime della diocesi di Vercelli, pieve di Castrum
Turris, dal 1299 [ARMO, pp. 39, 114, 237]. Corrisponde all’antica chiesa
parrocchiale, eretta verso la metà del sec. XVI, rimasta in funzione fino ai
primi anni del sec. XIX. Ora serve per le sepolture [AD 1991, pp. 165-66].
Facciata rivolta a ovest, divisa in tre campi da quattro lesene su due ordini e culminante con un frontone curvilineo. Sul lato destro del presbiterio-coro si eleva il campanile. L'interno è ad aula rettangolare che si prolunga nel presbiterio; l'aula è coperta da una volta a botte lunettata. Il soffitto è decorato con pitture murali di Nello Cambursano (1945) che presentano scene della vita di S. Antonio abate. L'altar maggiore settecentesco è in muratura stuccata e marmorizzata. Alla parete di fondo è appesa una tela moderna raffigurante la Madonna del Carmine col Bambino venerata da S. Antonio abate.
S. Rocco:
nella frazione Vallarolo di Sant’Antonio (dial. Valarö’), appena a nord
del paese, sulla strada per Odalengo Grande. Fu edificata nel 1880 [AD 1974, p.
77].
SS. Trinità:
nella frazione Riovalle di Sant’Antonio (dial. Ri dla và). Risale al sec.
XVIII. Non più funzionante. È in condizioni di generale
deterioramento. In passato l'altare aveva un paliotto in scagliola del 1737, di
Francesco Solari, con immagine centrale raffigurante la SS. Trinità, trasferito nella parrocchiale di S. Antonio,
per motivi di conservazione dopo un restauro effettuato nel 2002.
S. Secondo:
presso il cimitero di Cicengo, antica chiesa fondata attorno al Mille
[Ferraris 1984, p. 347] (l'ipotesi
di datazione, non altrimenti motivata, parrebbe dipendere dalla dedica santoriale). In passato
fu parrocchiale. Dopo 34 anni e un lungo restauro interno, la chiesa è stata riaperta
al culto nel 2008; nell'occasione vi è stata riportata la statua di S. Secondo
[Odalengo 2008]. Edificio piuttosto ampio, orientato, con abside.
La facciata è neoclassica. Sotto l'altare è collocata una campana del 1820. In
una cripta sono sepolti sei sacerdoti. La Via Crucis e altre opere recenti
in finto mosaico sono di Fulvio Frigerio [Angelino 2009a].
Madonna Assunta:
in frazione Pozzo (dial. Pus). Eretta col contributo degli abitanti della
frazione; costruzione iniziata il 4/11/1961 [AD
1974, p. 79], in funzione dal 26/5/1963 [AD 1969, p. 45]. Caratteristico tetto a due spioventi molto inclinati. Posteriormente sul lato destro si innalza un basso campanile a sezione quadrata. L'interno prende luce da tre finestre arcuate che si aprono su ciascun fianco dell'aula.
S. Liberata:
in frazione Casaleggio (dial. Cažalècc). Costruita agli inizi del sec.
XVIII. È utilizzata specialmente durante il
periodo estivo. Il 18 gennaio si festeggia la santa titolare [AD 1991, p. 166].
E’ in buono stato. Esterno in mattoni a vista; facciata neoclassica, campaniletto a vela sullo spiovente di sinistra del timpano. Pianta ad aula unica, con presbiterio e abside semicircolare. Sul gradino superiore
dell'altare, sopra il tabernacolo, è posta una statua di S.
Liberata sorreggente due neonati, di moderna fattura. Nell’abside è appesa una tela raffigurante
S. Liberata, S. Lucia e un santo sacerdote.
S. Quirico:
a lato della strada della Valcerrina, tra Vallestura e Pozzo. Cappella in stile
eclettico, costruita alla fine del sec. XIX [AD 1991, p. 166] (o nel 1926 [AD
1974, p. 110]) a fianco del campanile, detto Torre di S. Quirico (dial.
San Quìlic), che è l’unico resto dell’antica chiesa, censita nella pieve
di Castrum Turris col solo titolo nel 1299 e dal 1348 con la
specificazione «de Valle sturia» [ARMO, pp. 39, 113], esistente ancora nel 1637
[Vescovi 2007, p. 287]. Fin qui arrivava
il poderium di Odalengo
distrutto o della valle (Odolengum destructum o de rocatum,
Odolengum de Valle), corrispondente al territorio di Odalengo Piccolo. Secondo
una tradizione raccolta nel sec. XIX la chiesa sarebbe stata distrutta da un'alluvione
del torrente Stura [Bo 1980,
p. 175; Settia 2015, pp. 32-33].
Nel 1877 il campanile era isolato e in pericolo di totale rovina
[Niccolini 1877, pp. 421-22]. In una fotografia di Secondo Pia del 1893 il piano sommitale risulta privo di copertura e in parte diroccato [Museo Nazionale del Cinema, Collezione Secondo Pia]. Nel 1911
venne elencato tra gli edifici monumentali nazionali
[Alessandria
1911, p. 36]. Restauri negli anni '50 del Novecento
[Tornielli 1967, p. 50]. Nel 1985
alla base del campanile furono effettuati scavi di sondaggio, bloccati dalla
Soprintendenza. Nel 1995 venne rifatto il tetto. Al 2003 risale l'impianto di
illuminazione. La chiesetta venne restaurata nel 2006, anno in cui si provvide
anche una nuova Via Crucis.
Il campanile ha base rettangolare (lati di m 3 e 4.05) ed è diviso in quattro
piani da cornici. Lesene angolari sono presenti ai primi due piani, mentre mancano
ai livelli superiori, dove si nota una rastremazione del fusto. Il primo piano è
costruito in conci di pietra da cantoni grigia, nella parte inferiore non squadrati
e disposti in filari di varie altezze, mentre superiormente sono di taglio più
regolare; i piani successivi sono realizzati in mattoni. Alla base del fianco
meridionale è stata tamponata un'apertura di accesso al campanile. Il limite tra il primo
ed il secondo livello è segnato da una cornice ad archetti pensili: semplici
sui lati settentrionale e orientale, intrecciati sul lato occidentale, mentre il
lato meridionale, che aderiva alla chiesa, ne è
sprovvisto. Su ogni lato del secondo e del terzo piano si apre una monofora; il
quarto piano presenta invece quattro bifore con colonnina centrale e capitello a
stampella in pietra. Al culmine c'è un'altra cornice ad archetti pensili,
sovrastata da una fascia a billettes. Il campanile è stato recentemente
datato alla fine del primo quarto del sec. XII
[Vescovi 2007, pp. 288-289].
S. Grato:
in regione Scarfenga (dial. Scarféng. Scarfenga, 1299 [ARMO, p. 39]), difficilmente raggiungibile su una
collinetta, verso nord-ovest alla distanza di circa 300 metri dal cascinale che mantiene il nome della località. Una chiesa de Scarfenga era citata senza titolo negli estimi della diocesi di Vercelli, nella pieve Gabiano dal 1299 al 1440, nella pieve
di Cortiglione nel 1299 e nel 1440 e nella pieve di Castrum Turris nel
1348 e nel 1359 (oscillazione di assegnazioni che è probabilmente indice di
incerti confini tra le pievi) [ARMO, pp. 39, 41, 113, 114, 237, 238;
Cognasso 1929, pp. 229, 230].
L’attuale edificio fu eretto attorno al 1890. È di proprietà privata.
Costruzione di piccole dimensioni, esternamente in mattoni a vista. Facciata rivolta a sud, lateralmente limitata da due sottili lesene con capitelli ispirati all'ordine ionico, sorreggenti la trabeazione e il frontone triangolare. Due finestrelle si aprono ai lati della porta d'ingresso, una finestra semicircolare si trova sopra la porta, altre due finestre centinate sono presenti nelle pareti laterali. Impianto ad aula rettangolare con terminazione ad alta abside semicircolare. Interno spoglio; l'altare in muratura aderisce alla parete di fondo.
S. Martino:
chiesetta isolata e abbandonata nella valle, sita ca. m 500 a ovest di Odalengo
Grande. Va distinta dalla chiesa di S. Martino di Odalengo Piccolo, dipendente
dall’abbazia di S. Genuario di Lucedio, indicata nel 1151, ancora esistente nel
sec. XVIII, ma oggi scomparsa [BSSS
193, doc. 2, p. 58; Ferraris 1995,
p. 195; Settia 2015, p. 31].
Il S. Martino di Odalengo Grande non viene mai elencato nelle decime della diocesi
di Vercelli; risulta invece in un elenco del 1490. La chiesa, non più esistente nel 1577, fu fatta ricostruire nel 1721 dal marchese Gozzani [ASCCM, Arch. Dalla Valle, 296-3, f. 73v; ASDC, Vis. apost. Ragazzoni, 456-458, f. 102v; Vis. past. Radicati, 470-485, fasc. 17, f. 587r].
Edificio attuale di struttura ottocentesca, in pessimo stato di conservazione, a pianta rettangolare, con muratura in mattoni e cemento.
Semplice facciata con lesene angolari, timpano triangolare, una finestra
rettangolare sopra la porta e due finestrelle laterali. Interno del tutto spoglio, diviso in due campate; la campata distale è priva di copertura. L'altare semidistrutto, in muratura stuccata, aderisce alla parete di fondo.
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