M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
DEL SACRO MONTE DI CREA
MUSEO CIVICO DI CASALE MONFERRATO
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MOMBELLO MONFERRATO

MOMBELLO MONFERRATO

 

Dial. Mumbè. Monbellum, 1095 [Massia 1923, p. 51]. Il determinante Monferrato fu aggiunto nel 1863 [R. D. n. 1160, 1/2/1863].

Abitanti: 380. Distanza da Casale Km 25 ‑ Altezza: m 290 s. m. Provincia di Alessandria.

Parrocchia dei Ss. Pietro e Anna, nata dalla fusione delle parrocchie già aeque principaliter unitae di Ilengo e Mombello [AD 1991, p. 147]. Dalla diocesi di Vercelli passò alla diocesi di Casale fin dal 1474 [De Bono 1986, p. 34].

Chiesa parrocchiale, S. Pietro Apostolo: sorge nella piazzetta su cui si affaccia anche il palazzo comunale. Elencata dal 1299 negli estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Meda; era anticamente incorporata nel castello e definita nel 1348 come «Ecclesia sancti petri castri Montisbelli» [ARMO, pp. 38, 113]. Nel 1466 era sede di un priorato agostiniano dipendente dal monastero di S. Rufo della diocesi di Valencia [1]. Nella visita apostolica del 1577 (mons. Gerolamo Ragazzoni) è qualificata «parocchiale overo priorato di S. Pietro di Mombello» [Ferraris 1995, p. 160]. Nella visita pastorale del 1619 (monsignor Scipione Pascale) sono descritti l’altare maggiore decentemente ornato e l’altare della Madonna del Rosario con la sua ancona, e, sopra la volta verso la porta maggiore, un oratorio concesso alla compagnia degli Angeli [Bava 1999, p. 216]. Nel 1711 conservava il titolo di priorato in ricordo della passata dipendenza agostiniana, mentre nel 1837 era indicata come prepositura [Saletta 1711 vol. I, parte III, c. 144v; Zuccagni 1837, p. 242]. Già a tre navate, fu fatta ricostruire a navata unica nel 1845 dal parroco don Morelli [AD 1991, p. 147]. Nel 1906 fu eretta la cappella della Madonna del Carmine. Restauri nel 1922-23. Nel 1972 venne posato un mediocre pavimento in ceramica, fu ritinteggiata la volta e rifatta l’illuminazione; nel 1974 si fecero altri lavori, con rinnovo dei banchi e della sacrestia [Grignolio 1994, pp. 62-63]. Con l’orientamento dell'altare verso il popolo furono eliminati l’antico altare maggiore e la balaustra marmorea; venne eliminato anche il pulpito. La chiesa non risulta consacrata [AD 1991, p. 147].

Bel sagrato in ciottoli composito e monumentale [Novo 1996, p. 77]. Il campanile in mattoni a vista si eleva sul lato sinistro della facciata, appoggiandosi sulla roccia ad un livello più alto del pavimento della chiesa. Facciata intonacata con quattro alte lesene e timpano. Pareti laterali in mattoni e arenaria. Interno sobrio ad aula unica, conclusa dal presbiterio rettangolare. Il coro ligneo rettilineo, nel cui scranno centrale sono scolpiti la data 1647 e il simbolo francescano delle due braccia incrociate, una spoglia, l’altra vestita del saio, con le mani stimmate, proviene dal convento di Monte Sion [Angelino 2003, p. 105; Angelino 2005b]. Al di sopra, sulla parete di fondo, è posta una tela di scuola moncalvesca, raffigurante Cristo con la Madonna adorati da S. Francesco (prima metà del sec. XVII), corrispondente al quadro presente nel 1725 all’altare laterale della chiesa del convento francescano di Monte Sion. Sulle pareti laterali del presbiterio sono collocate a sinistra un’altra tela di scuola moncalvesca con la Maddalena ai piedi di Cristo crocifisso, e a destra l’eccellente Madonna col Bambino, di Nicolò Musso (ca. 1618), forse proveniente da una chiesa casalese soppressa e verosimilmente qui arrivata tra il 1827 e il 1838; prima del restauro del 1976 appariva travestita da pala del Suffragio per l’aggiunta di alcune anime purganti [Romano 1990, p. 31; Bava 1999, pp. 216-17]. I due quadri laterali sono affiancati da quattro piccole tele di Luigi Morgari con gli Evangelisti [Grignolio 1998a]. In uno sfondato della parete destra dell'aula si trova l'altare di S. Antonio da Padova, adornato da un paliotto in scagliola databile attorno agli anni 1670-90 [Di Majo 2012b, pp. 97-98] e da una tela rappresentante la Madonna col Bambino, S. Giuseppe e S. Antonio con le anime purganti (primi decenni del sec. XVIII), incorniciata dall'alzata marmorea che culmina con tre angioletti in stucco. Sulla parete sinistra c'è la Madonna del Rosario col Bambino e i Ss. Domenico, Caterina, Pietro Apostolo e Carlo (circa 1700). I quadri della via crucis sono oli su tela del sec. XIX. Statue lignee: S. Antonio da Padova, donata dai padri francescani del soppresso convento di Monte Sion e descritta nella visita pastorale Francesco Alciati del 1827 [Damonte 1891, p. 137; Bava 1999, p. 216]; Madonna del Rosario e Gesù Bambino. L’antico coprifonte ligneo scolpito del battistero fu acquistato dalla chiesa di S. Pietro di Collegna e inaugurato nel 1968 [AD 1974, p. 99]. Presso l’entrata una lapide ricorda il parroco don Luigi Bollo (1847-1908) [Grignolio 1980, p. 203].

S. Sebastiano: a Mombello. E' posta sul lato sinistro della strada di accesso meridionale al paese, all'esterno dell'antica cinta fortificata. Non si conosce la data di erezione; la dedica a S. Sebastiano può far supporre come epoca di costruzione la seconda metà del sec. XIV o il sec. XV. Le prime notizie della chiesa ricorrono in una visita pastorale avvenuta nel 1658, quando, oltre alla pala d'altare, era segnalata la presenza di una statua della Madonna [Vescovi 2007, p. 302]. Con un lascito del 1740 di Antonio Milano la chiesa fu ampliata in altezza e in lunghezza dai lati del coro e della facciata. La confraternita di S. Sebastiano venne costituita nel 1680 presso un'angusta cappella annessa alla parrocchiale. Nel 1744 il Vescovo di Casale autorizzò lo spostamento di sede della confraternita nella chiesa di S. Sebastiano. Nel 1766 fu aperta una porta esterna di accesso alla sacrestia. La data «1883», dipinta sulla volta presso l’altare, indicherebbe un intervento decorativo [Valle Cerrina 2002; Pollicelli 2005, pp. 12-13]. Nel 1877 venne segnalata una lapide in arenaria che indicava nel giorno 30/9/1734 la celebrazione di una messa nuova; erano inoltre già presenti i rilievi scolpiti [Niccolini 1877, pp. 461-62]. La chiesa fu restaurata negli anni '80 del Novecento per uso pastorale saltuario [AD 1991, p. 148].

Graziosa facciata barocca rivolta a nord. Sul fianco sinistro sono murati quattro rilievi in arenaria di origine incerta (non necessariamente recuperati in loco da una chiesa precedente) [Caramellino 1987b, p. 60]:
a) mensola frammentaria (cm 20 x 25.5) con figura di animale accovacciato dalla criniera leonina e zampe da felino, motivo di ispirazione pavese, databile al sec. XII [Caramellino 1987b, p. 61]. Olimpio Musso retrodata invece di un millennio l’esecuzione del rilievo, riconoscendovi un toro con tre bucrani (il toro simbolo di Zeus, i bucrani simbolo della triade heliopolitana) [Musso 1998, p. 38].
b) metopa (cm 35.7 x 58.5) raffigurante entro una cornice a listello un felino (forse una leonessa), che tiene tra le fauci un fiore dall’esile stelo ricurvo, databile al sec. XII; anche la coda termina con un motivo vegetale; si notano tracce di uso del trapano [Caramellino 1987b, p. 61; Vescovi 2012, p. 64]. Musso descrive un drago leonino aptero, col fuoco fuoriuscente dalla bocca [Musso 1998, p. 38].
c) metopa (cm 43 x 42.5), con felino in agguato, posto al di sotto dei resti di una coppia di archetti pensili (stesso cantiere della precedente) [Caramellino 1987b, pp. 61-62]. Musso individua un’aquila che piomba su un animale [Scagliotti 2001].
d) architrave frammentario (cm 35.5 x 97) con l’agnello crucifero, entro un clipeo sorretto da due angeli in volo: gli angeli in veste sacerdotale, con camice dalle ampie maniche, cingolo e stola pendente, hanno grandi ali dalle lunghe penne remiganti nella parte distale, e, pur in presenza di una rilevante erosione, dimostrano puntuali analogie con l’architrave del braccio nord del transetto in S. Michele di Pavia, datato al 1125-30 [Peroni 1984, tav. XX, fig. 6].
La pertinenza a una bottega pavese (del secondo-terzo decennio del sec. XII), evidente anche nei frammenti con felini (il cui trattamento degli artigli ricorda il 'Maestro dei Draghi', attivo negli stessi anni a Pavia in S. Giovanni in Borgo), non consente comunque di risolvere i dubbi sull'origine di un corredo plastico che resta un unicum in tutta l'antica diocesi di Vercelli (attività in loco di lapicidi pavesi? tarda acquisizione di frammenti provenienti da chiese pavesi demolite nel sec. XIX?) [Vescovi 2007, p. 303; Vescovi 2012, p. 166].

Interno ad aula con piccolo presbiterio rettangolare e volte a botte, scavate da unghiature per l'apertura delle finestre. Presso l'ingresso, sulla parete ovest, è murata un’altra lastra lapidea scolpita (cm 38.5 x 66), forse un frammento di architrave, con sequenza sinuosa di ampi girali arricchiti da elementi fitomorfi [Caramellino 1987b, p. 62]. Sul piedritto di destra dell'arco che separa l'aula del presbiterio c'è un dipinto murale del sec. XVI, effigiante S. Defendente. Alla parete di fondo del presbiterio è appesa una tela rappresentante la Madonna col Bambino e i Ss. Sebastiano e Rocco (sec. XVI), mentre nell'aula sono presenti due tele seicentesche raffiguranti la Presentazione al tempio e la Madonna col Bambino e i Ss. Giuseppe e Francesco. Un confessionale (sec. XVII) è decorato con cherubini e frutta.

S. Martino: a Mombello. Situata all’esterno delle mura; è raggiungibile da un’apertura nelle mura di cinta del borgo percorrendo una scalinata. Attorno al 1550, con l'antistante cimitero, era usata per cerimonie funebri. Verso la metà del sec. XIX fu costruito il portico. Negli ultimi anni del sec. XX fu rifatto il tetto. Un recente progetto, non realizzato, prevedeva di farne sede museale. Nel 2011 è stata completata una prima fase di lavori consistiti nel restauro della facciata, nella intonacatura delle pareti interne del porticato, nel ripristino di alcuni arredi lignei e nella sostituzione del portoncino in legno massiccio [Scaliotti 2011].

In mattoni a vista. Elegante facciata in gran parte coperta da un portico chiuso, più tardo, con tetto a capanna. Aula rettangolare con abside semicircolare; volta a botte. La chiesa è spoglia, conserva solo l’altare di stucco trattato a finto marmo (sec. XIX). Nel pavimento si trovano quattro botole, in passato usate per le sepolture dei sacerdoti e dei confratelli [Valle Cerrina 2002; Pollicelli 2005, pp. 16-17; Scagliotti 2010].

S. Anna: in Ilengo (dial. Ileng. Ghibilengum?, 1226 [BSSS 89, doc. 59, p. 85]), sul punto più alto della collina. Una chiesa di S. Maria e di S. Anna d'Ollengo è citata a inizio Settecento [Saletta 1711, vol. I, parte III, c. 145r]. La costruzione della chiesa attuale risale al 1745 [AD 1969, p. 55]. Già parrocchiale, fu soppressa nel 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986]. E’ in buone condizioni, di uso saltuario. Muratura in mattoni a vista. Si intravedono i resti di un quadrante solare. Portone d’ingresso sovrastato da un timpano con due volute. Interno a navata unica con due cappelle laterali. Volta affrescata, al centro sono raffigurati i quattro Evangelisti. Sulla grande lunetta della parete di fondo è dipinto un bel paesaggio; al centro si nota l’impronta lasciata in passato da un Crocifisso (non più presente); al disotto c’è una grande tela effigiante S. Anna, S. Gioacchino e Maria bambina. L’altare laterale di sinistra, dedicato alla Madonna del Rosario, proverrebbe dall’ex convento di Monte Sion [Scagliotti 2001]; ha un paliotto in scagliola monolitico datato 1677, con al centro una croce e due angeli, che nel 1748 si trovava all'altar maggiore [Di Majo 2012a, p. 31]; la tela rappresenta la Madonna del Rosario coi Ss. Domenico e Caterina. Vi sono altri quadri, tra cui i Ss. Antonio e Giuseppe [Scagliotti 2001]. Entro nicchie sono poste statue di legno: S. Luigi Gonzaga, proveniente dalla chiesa di Monte Sion [Damonte 1891, p. 137], S. Anna, Madonna del Rosario e S. Rita, più recente. Sopra la bussola d’entrata è situata la cantoria con cassa di organo dorata, datata 1830; l’organo non è più esistente.

Cappelletta di S. Anna: al centro di Ilengo. Ha un portico anteriore con tozze colonne. Nell’abitazione accanto c’è un arco antico, ricordo architettonico del convento di Monte Sion [Scagliotti 2001].

Ss. Pietro e Grato: a Zenevreto (dial. Žanavrè. Genevredum, 1095 [Massia 1923, p. 51]). La chiesa di Zenevreto fu citata senza titolo nella pieve di Meda nel 1348 e nel 1359 [ARMO, p. 113; Cognasso 1929, p. 229]. E’ stata restaurata negli ultimi anni e viene usata abitualmente per funzioni religiose [AD 1991, p. 148].

Facciata intonacata rivolta a ovest. Una tela posta sulla parete di fondo raffigura la Madonna col Bambino e i Ss. Pietro e Grato. Nel gennaio 1999 vennero rubati un leggio da altare, un calice e un piccolo reliquiario ligneo.

Chiesa e convento di Monte Sion: convento dei Francescani Minori Conventuali, già esistente sul colle omonimo, tra Ilengo e Piazzano. Fu fondato verosimilmente nella prima metà del sec. XVI da P. Bonaventura Quarelli, dopo un pellegrinaggio in Terra Santa; il titolo ricorda il monastero di Gerusalemme retto dai Francescani dal 1335 al 1552. Il fondatore vi piantò cipressi, onde si potesse dire «sicut cypressus in Monte Sion» [Damonte 1891, pp. 135-36]. La chiesa era dedicata all’Assunta (la chiesa del convento in Palestina per tradizione corrispondeva al sito del transitus Virginis, ed era intitolata S. Maria in monte Sion). La notizia più antica del convento risale al 1561. Nel 1619 il vescovo Pascale consacrò una nuova chiesa. Nel 1653, pur essendo in numero inferiore a sei, i frati evitarono la soppressione del convento, ma dovettero in cambio ricadere sotto la giurisdizione del vescovo di Casale. Nel 1684 mons. Ardizzone interdisse chiesa e convento, dopo essersi visto rifiutare la visita pastorale (era emerso che da almeno 25 anni il convento era abitato da non più di due frati “da messa” e un laico). Negli anni 1724-25 vi fu un nuovo scontro tra il vescovo Radicati ed i frati, che negavano ai delegati vescovili l’ingresso nel convento. La chiesa misurava circa cinque trabucchi in lunghezza (m 14.5) e tre trabucchi (m 8.7) in larghezza e altezza. Dalla relazione della visita pastorale del 1725 si ricava che aveva facciata rivolta a sud verso Mombello; era dotata di un coro; i quadri rappresentavano S. Bernardino, S. Antonio da Padova, S. Antonio Abate, S. Ludovico, S. Sebastiano, S. Rocco, S. Vito, S. Defendente; l’altare laterale di S. Francesco aveva un quadro raffigurante il Salvatore, Maria Vergine e S. Francesco «di mano del Moncalvo»; anche il refettorio era ornato di quadri di santi; a levante c’era il cimitero con un cipresso [Saletta 1711, vol. I, parte III, c. 146r; De Conti, IX, pp. 371-74; Cappellaro 1988b]. Il convento fu soppresso dal governo francese nel 1802, quando era abitato da nove frati; l’ultimo padre guardiano fu Vincenzo Trinchieri, monferrino [Niccolini 1877, p. 463; Notario 1980, p. 293]. Convento e chiesa furono in seguito messi all’asta ad Alessandria dal demanio e comprati da un francese, che vendette una statua di S. Antonio da Padova alla parrocchia di Mombello (nella visita pastorale Francesco Alciati del 1827 la statua si dice donata dai frati [Bava 1999, p. 216]), una statua di S. Luigi alla chiesa di Ilengo, un «magnifico quadro» effigiante Le stimmate di S. Francesco e una statua di Maria Vergine Immacolata ai parrocchiani di Piazzano; infine fece abbattere convento, chiesa e campanile, vendendone i mattoni, che servirono per fabbricare un palazzo a Solonghello [Damonte 1891, pp. 136-37]. Da Monte Sion pervennero a Ilengo anche un altare per la chiesa di S. Anna e un arco antico posto nel mezzo del paese [Scagliotti 2001]; alla parrocchiale di Mombello passò il coro ligneo del 1647 [Angelino 2005b]. Pare che i priori della confraternita della SS. Trinità e della confraternita di S. Pietro martire di Morano abbiano comprato a Monte Sion due grandi confessionali provenienti da Crea (per la chiesa parrocchiale), due porte (di cui una per la chiesa di S. Pietro martire), una colonna di granito, quadri e statuette di cui non si ha più traccia­ [Mellana 1947, pp. 63-64]. Oggi dell’antica chiesa rimangono i resti di una facciata settecentesca in laterizi affiancata da edifici rustici [Angelino 2005b].


1 Notizia di Bruno Ferrero (2011) [Archivio di Stato di Alessandria, Archivio Notarile del Monferrato, cart. 1114, notaio Alberto Carena].