M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
DEL SACRO MONTE DI CREA
MUSEO CIVICO DI CASALE MONFERRATO
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GRANA

GRANA

 

Dial. Gran-a. Grana, 886 [BSSS 28, doc. 19, p. 28].

Abitanti: 630. Distanza da Casale Km 34 ‑ Altezza: m 296 s. m. Provincia di Asti.

Parrocchia Assunzione di Maria Vergine. Seconda pieve extraurbana ad essere citata nella diocesi di Asti, nell’anno 899 [BSSS 28, doc. 30, p. 49]. Nel 1345 era la pieve più grande della diocesi [Romanello 1991, p. 17]. Nel 1474 cedette alla diocesi di Casale le chiese di Calliano e Montemagno; restò nella diocesi di Asti fino al 1817, quando entrò a far parte della diocesi di Casale [Bosio 1894, p. 107].

Chiesa parrocchiale, Assunzione di Maria Vergine: nel punto più alto del paese. L’antica pieve di S. Maria nel 969 si trovava all’interno dell’abitato fortificato di Grana [BSSS 28, doc. 91, p. 178]. L’attuale chiesa fu costruita negli anni 1771-77, su progetto dell’arch. Gaspare Pasta, capomastro Lodovico Manfrino, recuperando completamente i materiali della vecchia parrocchiale, più piccola, situata nello stesso luogo [AD 1991, p. 139; Facchin 2009, p. 43]. Nel 1781 fu costruita una tomba comune sotto il coro [Facchin 2009, p. 62]. La chiesa fu consacrata il 20/9/1818 da mons. Francesco Alciati, vescovo di Casale, dopo il passaggio alla diocesi di Casale [Gatti 1997, p. 13].

Dal sagrato, delimitato da un parapetto, si gode un’ampia vista panoramica. Due epigrafi murate sul fianco destro e sul campanile ricordano rispettivamente il nobile Bartolomeo Strozzi di Vignale e la peste che nel 1630 fece 200 morti; sul fianco sinistro si leggono varie scritte graffite sull’arenaria [Niccolini, 1877, pp. 237-38; Minoglio 1880, pp. 75-82; Aletto 2004, pp. 66-76]. Facciata rivolta a occidente, intonacata, ridipinta nel 2004; è divisa da due coppie di lesene su due ordini, con timpano arcuato sormontato da pinnacoli, ed ha piccole ali laterali ricurve. Il portone ligneo fu realizzato nel 1777 da Pietro Francesco D’Allara (Dallara?) e restaurato nel 1985 da Giuseppe Sbrissa e Luigi Rossi [Iaretti 1985; Facchin 2009, p. 53]; al di sopra si apre un oculo ellittico. Un imponente campanile completato nel 1777 si eleva sul lato destro dell’abside. Interno grandioso a pianta centrale con navata unica, altari laterali e loggette. Ampia volta a catino affrescata nel 1868 dal prof. Giuseppe Masoero e dal quadraturista Giacomo Rossi, ai quali si deve anche il grande dipinto dell’abside raffigurante il Trionfo di Cristo coi Ss. Pietro, Paolo, Stefano, Antonio Abate, Rocco, Pietro martire, Bernardino e Silverio [Gatti 1984; Grignolio 1993, p. 46; Facchin 2009, pp. 73-74]. Pavimento in piastrelle alla veneziana (ditta Buzzi, 1913). L’altare maggiore di stucco trattato a finto marmo disegnato nel 1776 da Ercole Peruzzi e terminato nel 1780, è firmato Giacomo Tor(iali?); vi è appoggiato un mediocre tronetto di marmo con colonne tortili (marmista Santo Anfosso, 1878) [Gatti 1984; Facchin 2009, pp. 50, 77]. L’altare rivolto al popolo ha assemblate decorazioni che nel sec. XVII si trovavano nell’ospedale di Alessandria [Grignolio 1993, p. 47]. Bel coro di noce intarsiato, con 21 seggi e 19 pannelli scolpiti, opera della cui origine manca documentazione, stilisticamente riferibile alla prima metà del sec. XVIII, restaurata nel 1804, probabilmente da D’Allara (Dallara?) [AD 1991, p. 139; Facchin 2009, pp. 64-65]. Sulla parete absidale è collocata una grande pala di Carlo Gorzio (1776) raffigurante l’Assunta, dono della famiglia Testa [AD 2002, p. 140; Facchin 2009, p. 55] (restauro nel 2001), così come i due più piccoli quadri posti ai lati ritraenti S. Luigi Gonzaga con lImmacolata e S. Francesco da Paola con limmagine della Madonna del Buon Consiglio sorretta da angeli, dello stesso Gorzio (1773). Sulle pareti del presbiterio sono dipinti gli Evangelisti, di Anacleto Laretto (1933) [Gatti 1984; Grignolio 1993, p. 47]. La balaustrata marmorea traforata approntata per altra chiesa, fu qui riadattata da Stefano Bottinelli (1790), su disegno dell’arch. Pasta [AD 1991, p. 139; Facchin 2009, p. 63].

In due cappellette all’inizio dell’aula sono posti a destra una statua di fine sec. XIX rappresentante l’Addolorata [Gatti 1997, p. 19] e a sinistra il battistero in stucco dipinto a finto marmo. Cappelle laterali, a destra: a) S. Sebastiano, tela raffigurante S. Sebastiano, S. Marcellino papa e S. Bovo, di Giuseppe Masoero (1869); sostituì una tela dispersa raffigurante S. Sebastiano realizzata dal Moncalvo poco dopo il 1619 [Mana 2009, p. 24]; b) S. Giovanni, con tela effigiante la Madonna col Bambino, i Ss. Giovanni Evangelista e Margherita e i donatori de Alessi, del Moncalvo (1595) [Romano 1968, p. 80]; gli stucchi di questa cappella e della cappella di S. Anna sono di Giuseppe Gozzi (<1869) [Gatti 1984]. A sinistra: a) S. Anna, tela della Madonna coi Ss. Gioacchino e Anna, attribuita a Giovanni Crosio (ca. 1605-06) [Mana 2009, pp. 27-28]; b) Madonna del Rosario, con statua realizzata (o almeno indorata) da Carlo Emanuele Castagna nel 1816 [Facchin 2009, p. 65] e tela raffigurante la Madonna del Rosario, di ambito del Moncalvo, databile all'ultimo decennio del sec. XVI [Chiodo 2008, p. 95 n. 55]. In una cappella sul lato sinistro del presbiterio sono raccolti numerosi reliquiari. Pulpito in noce, di Giovanni Andrea Allemano (1780) [AD 1991, p. 139]. Di fronte al pulpito, al di sopra dell'estremità destra della balaustra, è collocata entro una vetrinetta una statua di gesso di S. Giuseppe, prodotta a Parigi e acquistata nel 1902 [Facchin 2009, p. 79 n. 390]. La Via Crucis fu realizzata ad olio su tela verso il 1820. I banchi di larice d’America furono costruiti nel secondo decennio del sec. XX da Giuseppe Garrone, Giuseppe e Tranquillino Mazzola. L’organo di 1350 canne è di Giacinto Bruna (1832-35) [Gatti 1997 pp. 13-14, 22]; la tribuna e la cassa di noce con dorature stile impero sono opera dei fratelli Parena su disegno di don Tommaso Audisio (1834) [AD 1991, p. 139].

Tele collocate in sacrestia: Madonna del Carmelo col Bambino e i Ss. Bovo e Sebastiano (sec. XVII), proveniente dalla chiesa di S. Sebastiano; S. Antonio da Padova, proveniente dalla chiesa di S. Antonio; S. Lucia, ex voto.

Tele del Museo Parrocchiale, situato sopra la sacrestia: Madonna col Bambino e i Ss. Pietro martire, Bernardo di Mentone e Domenico, di Giorgio Alberini (1608) [Bertolotto 1978, pp. 147-48], già nell'oratorio non più esistente di S. Pietro martire [Gatti 1997, p. 1]; Adorazione dei Magi, di Giovanni Crosio (ca. 1610), già nella chiesa dell’Annunziata (da un’incisione di Jacob Matham ispirata a un disegno di Federico Zuccari), conservata nel sec. XIX nella chiesa dell'Annunziata, ma forse proveniente dalla Certosa di Asti [Romano 1977, pp. 139-40; Romano 1985, p. 242]; otto tele di bottega del Moncalvo pagate nel 1621-24, provenienti dall’Annunziata, con cornici originali (restaurate nel 1981 da Giuseppe Sbrissa), raffiguranti sette Apostoli e S. Paolo [Ragusa 1999, p. 143]; Madonna del Rosario, Ss. Domenico e Caterina e committenti certosini (forse originariamente nella Certosa di Asti), di Giovanni Antonio Laveglia (ca. 1700-10) [Romano 1991, fig. 45]; S. Caterina da Siena, di Vittorio Amedeo Grassi (1763). Vi sono pure un Crocifisso ligneo del sec. XVI e un sostegno di vasca battesimale in pietra realizzato a Villadeati nel 1585, appartenente alla vecchia chiesa [Mana 2009, p. 18].

Annunziata: presso la parrocchiale. Un primitivo edificio, sede della confraternita dei Disciplinanti, è documentato dalla fine del sec. XVI. La confraternita della SS. Annunziata fu fondata attorno al 1624. Completo rifacimento tra il 1702 e il 1710 [Mana 2009, p. 31; Facchin 2009, p. 38]. A metà sec. XVIII fu rimodernato l’altare; al 1847 risale il rifacimento della facciata (capomastro Pietro Pane). Nel 1857 fu realizzata una balaustra di marmo bianco. Nel 1863 furono comprate le due campane ancora presenti (fratelli Marchioni di Asti). Molteplici interventi di restauro (1882, 1923, 1931 e ultimo recente) [Parola 1999, p. 87; Bravo 2002, pp. 122-23; Facchin 2009, p. 70 n. 343]. Sono stati purtroppo rimossi il pavimento in grandi mattonelle di cotto e l’antico altare, sostituito da uno moderno rivolto al popolo, offerto dalla Montecatini.

Semplice facciata intonacata, tripartita da due coppie di paraste e divisa in due piani da un pronunciato cornicione orizzontale. Porta di legno lavorato del 1654 (data letta dal restauratore Giuseppe Sbrissa), sormontata da un grande riquadro affrescato. La superficie è mossa da quattro nicchie vuote e da una finestra rettangolare; il timpano triangolare contiene un’altra nicchia. Pianta rettangolare ad aula unica poco decorata; volta a botte intervallata da costoloni. Il presbiterio è rialzato di due gradini. Sulla parete di fondo, sopra un bel tabernacolo affiancato da due appliques dorate, è posta entro una cornice di stucco una tela della bottega del Moncalvo raffigurante l’Annunciazione (ca. 1615) [Chiodo 2007, p. 33 n. 53], in passato collocata all'altar maggiore. Di fianco all’altare è posto un Crocifisso ligneo del 1750. Alla parete destra, in una nicchia protetta da vetro, è collocata una statua lignea dorata della Madonna del Carmine (Carlo Emanuele Castagna, 1840). Alla parete sinistra c’è un quadro raffigurante S. Pietro, di Anacleto Laretto (1902). Vari quadri sono stati trasferiti nel Museo Parrocchiale. La chiesa è utilizzata nei giorni feriali e in inverno.

Purificazione di M. V. in Monte Pirano: al cimitero. Eretta nel 1625. Nel 1832 vi erano conservati quadri rappresentanti i dodici apostoli (serie non corrispondente al ciclo di apostoli tuttora conservato nel Museo Parrocchiale) [Mana 2009, pp. 30, 33]. Fu retaurata nel 1967: tetto, intonaci, pavimento, tinteggiatura, nuovo altare di marmo (disegnato da don Alessandro Quaglia). La cappella è utilizzata anche per le rogazioni [AD 1991, p. 139]. Una magnifica porta lignea forse seicentesca fu rubata poco prima del 1970 [Gatti 1997].

S. Antonio Abate: in via Roma. Citata agli inizi del sec. XVIII [Saletta 1711, vol. I, parte III, c. 39v]. Restaurata nel 1877 [Gatti 1984]. Nella parete esterna destra è murata una pietra, verosimilmente di riutilizzo, su cui è incisa la data 1435 [Silicani 1996, p. 131]. Si utilizza per alcune celebrazioni e per le rogazioni [AD 1991, p. 139].

S. Rocco: sec. XVI. Nel 1749 si ordinava il restauro della cappella, pena l'interdetto. L'altare venne rifatto nel 1754. Pregevole statua di gesso di S. Rocco del 1630 [Mana 2009, p. 23; Facchin 2009, p. 39 n. 175]. Si usa per alcune celebrazioni e per le rogazioni [AD 1991, p. 139].