M O N F E R R A T O A R T E

ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
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COCCONATO

COCCONATO

 

Dial. Cucnà. Coconata, 969 [BSSS 117, doc. 458, p. 56]. Nel 1875 fu soppresso e accorpato a Cocconato il comune di Cocconito [Tartaglino 1966, p. 192]. Nel 1928 vennero soppressi e aggregati a Cocconato i comuni di Tonengo e di Moransengo; gli stessi tornarono comuni autonomi rispettivamente nel 1946 e nel 1947 [Variazioni 1930, pp. 3-7; Variazioni 1950, pp. 12-13].

Abitanti: 1620. Distanza da Casale Km 38 ‑ Altezza: m 491 s. m. Provincia di Asti.

Parrocchia S. Maria della Consolazione. Nel 1474 rimase con Tuffo nella diocesi di Vercelli, mentre Cocconito fu attribuita alla diocesi di Casale [Settia 1991a, p. 373]; dalla seconda metà del sec. XVI Cocconato divenne sede di vicaria foranea della diocesi di Vercelli, funzione che manteneva ancora nel sec. XVIII [Orsenigo 1909, p. 23; Minina 1887, p. 63]; nel 1805 passò con Cocconito (parrocchia che almeno dal sec. XVII era a sua volta rientrata nella diocesi di Vercelli) alla diocesi di Torino, mentre la più recente parrocchia di Tuffo passò dalla diocesi di Vercelli a quella di Asti [Bosio 1894, p. 136; Orsenigo 1909, p. 21]; infine nel 1817 le tre parrocchie vennero assegnate alla diocesi di Casale [Bolla papale 17/7/1817].

Chiesa parrocchiale, S. Maria della Consolazione: in piazzale don Minchietto. Una chiesa precedente, situata nella stessa sede prossima al castello, denominata impropriamente S. Maria degli Uccelli (nel 1357 era detta S. Maria di Lussello, nel 1564 pieve di S. Maria di Luzelo) o del Mercato [Zampicinini 1993, p. 296; Settia 2012, pp. 56-57; Ferraris 1987a, p. 79 n. 83], venne distrutta assieme al castello dal maresciallo Brissac intorno al 1556. Era un edificio a navata unica, con abside semicircolare; sulle sue fondazioni poggiano in parte le pareti laterali dell'attuale navata [Crosetto 1999, p. 201]. Una seconda chiesa, sorta precocemente sulle macerie della precedente, venne completamente ristrutturata nelle forme attuali a partire dal 1669 (primo capomastro-progettista Giovan Battista Ponti). Nel 1672 il tetto era completato. Nel 1686 si iniziò la costruzione di coro e sacrestia (capomastro Antonio Negro). La chiesa fu inaugurata nel 1689, divenendo parrocchiale [Tartaglino 1966, pp. 54, 91, 95-96]. Campanile rialzato nel 1770; il disegno della cupoletta a bulbo in latta è dell’arch. Michele Ricciardi; le sei campane vennero rifuse nel 1828 [Rocca 1912, pp. 168, 188]. La chiesa, divenuta insufficiente per l'aumento della popolazione, fu prolungata anteriormente di due campate nel 1859‑60, realizzando due nuove cappelle sal lato sinistro, un ingresso laterale e una cappella sul lato destro (stuccatore Giuseppe Vinea, 1866) [Tabbia-Zampicinini 2017, p. 93]. Carlo Antonio Martini eseguì le pitture murali interne su disegni di don Edoardo Mentasti; ornati di Murati [Rocca 1912, pp. 169-70; Tartaglino 1966, p. 95; Picco 1999, p. 169]. L'edificio ampliato venne consacrato il 5/8/1860 da mons. Nazari di Calabiana [AD 1991, p. 122]. Nel 1984, per la sua instabilità, fu necessario demolire l'intonaco della volta, con perdita quasi totale degli affreschi di Carlo Antonio Martini (restano solo alcuni frammenti con angioletti). Ai restauri del 1984-85 seguì una nuova campagna nel 1999-2001: consolidamento delle murature e della facciata, pavimentazione in marmo, trasformazione del presbiterio, impianto elettrico (arch. Palmina Nicola, ing. Mario Ricono, ditta Pagella) [Zampicinini 2000].

Sagrato in ciottoli bianchi e rosa e cubetti di porfido nero (2001). L'edificio è in mattoni a vista, escluso il portale di pietra. Sul fianco destro vi sono tracce di un quadrante solare [Meridiane 1992, p. 48]. Nel muro di sostegno a nord della chiesa è inserito un archivolto di monofora su cui corre la scritta: «A(nno) milesimo [... ] CDX (?) - die XI aprilis» [Aletto 2004, p. 68], probabilmente proveniente dall'edificio sacro precedente. L'interno, di m 42 x 14,5 a navata unica divisa in cinque campate con quattro cappelle su ciascun lato, prende luce da 11 finestre con vetri dipinti (ditta Ossella Meynero, 1928-30). Altar maggiore in marmi policromi realizzato da Carlo e Giovanni Antonio Piazzolo (1724-26) [Tabbia-Zampicinini 2017, pp. 86, 102]; in una nicchia è custodito un reliquiario ligneo dorato dei Ss. Fausto e Felice, patroni di Cocconato dal 1663. L’altare rivolto al popolo (sistemato da Bruno Gandola) ha un paliotto tripartito in scagliola con la Pesca miracolosa, di Pietro Antonio Guazzone (1730), realizzato per la chiesa della Trinità di Casale, qui portato nel 1985. Nell’abside c’è una pala con la Madonna della Consolazione e i Ss. Fausto e Felice (e veduta del borgo), prima opera nota di Vitaliano Grassi (1731), restaurata nel 1991 [Ragusa 1999, p. 143; Zampicinini 2000; Debiaggi 2001, p. 68]. Nel fastigio della pala è conservato un dipinto di Carlo Antonio Martini con Dio benedicente. Ai lati dalla pala vi sono altri dipinti murali di Carlo Antonio Martini raffiguranti i Ss. Pietro e Paolo, mentre alle pareti laterali del presbiterio sono incorniciati quattro dipinti murali dello stesso pittore raffiguranti gli Evangelisti (1867) [Tabbia-Zampicinini 2017, pp. 94-95].

Cappelle laterali di destra (dopo l’ingresso laterale): a) S. Isidoro: altare di stucco del 1866, opera di Giorgio Cattaneo [Palmieri 2012b, p. 204]; tela di Carlo Antonio Martini (1866) raffigurante il Sacro cuore di Gesù e S. Isidoro [Tabbia-Zampicinini 2017, pp. 95-96] . b) S. Giuseppe: paliotto in scagliola monolitico, restaurato nel 2001 (bottega cremonese? ca. 1720-40) [Caramellino 2004, p. 63; Vitiello 2004, p. 93]; tela con la Sacra Famiglia, firmata Pietrantoni (fine sec. XIX) [Grignolio 1994, p. 39]. c) Madonna del Rosario: altare di stucco; tela con la Madonna del Rosario (pittore piemontese del primo quarto del sec. XVII), in cui la Vergine poggia i piedi su uno spicchio di luna, simbolo dell'Immacolata Concezione e della vittoria di Lepanto; l'opera è probabilmente una delle copie di un originale torinese perduto, derivato da una stampa del 1588 [Natale 1985, pp. 419, 442; Rocco 2000, p. 76]; ai lati dell'altare sono collocate due statue di gesso raffiguranti i S. Domenico e S. Caterina da Siena. d) Angelo custode: costruzione iniziata nel 1675 e durata vari anni [Tartaglino 1966, p. 95]; pala di Giovanni Francesco Sacchetti (1675) con l’Angelo custode e la Vergine intercedente, che presenta influssi di opere romane di Pietro da Cortona e Andrea Sacchi [Picco 1999, p. 163; Tabbia-Zampicinini 2017, pp. 82-83].

Cappelle a sinistra: il battistero, eretto in seguito all'ampliamento della chiesa degli anni '60 dell'Ottocento, conserva un fonte battesimale marmoreo donato nel 1987, il cui catino scolpito con scene della vita di Ulisse risale forse a epoca romana; sulla parete di fondo l'alzata incornicia un dipinto murale col Battesimo di Cristo, di Carlo Antonio Martini, datato 1866. Seguono quattro cappelle: a) Ss. Crispino e Omobono: altare di stucco di Giuseppe Vinea e tela raffigurante il Cuore Immacolato di Maria e i Ss. Crispino, Omobono e Giuseppe, di don Edoardo Mentasti (1868) [Palmieri 2012b, p. 203]. b) S. Antonio da Padova: altare in stucco del 1679 con due angeli cariatidi sorreggenti la trabeazione [Ragusa 2000, p. 14]; paliotto in scagliola tripartito con S. Antonio che tiene in braccio il Bambino (bottega dei Solari, ca. 1740-60) [Caramellino 1987a, p. 156; Repertorio 2012, p. 155]; pala con Gesù Crocifisso tra S. Antonio e la Maddalena, alla cui base si vedono stemmi delle famiglie Liveragni e Marchisio; al di sopra della pala è posta una tela più piccola raffigurante la Madonna Addolorata coi Ss. Antonio Abate e Lucia, dello stesso pittore (sec. XVII); altre due pregevoli tele del sec. XVII sono collocate sulle pareti laterali: Cristo alla colonna e Imposizione della corona di spine [Grignolio 1994, p. 41; Tabbia-Zampicinini 2017, p. 81]. c) Immacolata Concezione; la tela, della prima metà del sec. XVII, raffigura l'Immacolata coi Ss. Francesco Saverio e Giovanni Battista; nel timpano dell'altare c'è un altorilievo di stucco con la Madonna dei sette dolori che sorregge la Sindone (l'immagine è ricomparsa nel corso di restauri nel 2000-2001 [Zampicinini 2017a, pp. 77-78]); sulla parete sinistra della cappella è posta una tela effigiante S. Francesco che riceve le stigmate, di Enrico Giachino (1925). d) Ognissanti: ricco altare marmoreo del 1651, parti marmoree della cappella completate nel 1683 (marmoristi fratelli Rombroggio), pala raffigurante la Trinità e tutti i Santi di scuola genovese, attribuita a Giovanni Paolo Cervetto (ca. 1652) [Picco 1999, p. 160; Spione 2014, p. 104].

Sugli altari sono posti vari reliquiari (di S. Magno, S. Vincenzo, S. Ninfea, il cranio di S. Bonifacio e di una martire di S. Orsola) [Grignolio 1994, p. 39]. Una notevole macchina processionale con la Madonna del Rosario (1770) è opera di collaborazione di Stefano Maria Clemente con Giuseppe Pellengo, che si firma in un cartiglio ritrovato nel restauro del 2003 [Gualano 2005, p. 180; Gualano 2009, p. 228; Vitiello 2015, 182]. Via Crucis del 1743 [Palmieri 2012b, p. 204]. Acquasantiera in pietra di Gassino (sec. XVII). La tribuna e la cassa dell’organo, attribuite a Francesco Maria Bonzanigo (ca. 1760), furono realizzate per il precedente organo Grisante, alienato nel 1860 alla chiesa di S. Secondo di Cavagnolo [Rocca 1912, p. 171]. L’organo attuale di Luigi e Giacomo Lingiardi è del 1860 [AD 1991, p. 122]; nel 1895 subì alcune modifiche tecniche (Ernesto Lingiardi); nel secondo dopoguerra fu aggiornato secondo la Riforma Ceciliana (Luigi Berutti); ultimo restauro nel 2005 (Pietro Corna) [Roggero 2006]. In sacrestia c’è un bel Crocifisso ligneo laccato [Grignolio 1
994, p. 41].
Nel 1978 vennero rubate 12 statue del sec. XVII raffiguranti angeli collocate a considerevole altezza all'interno della chiesa.

SS. Trinità: in Cocconato, all’inizio della salita di via Roma. Eretta dalla confraternita omonima forse nel 1617 per un voto contro la peste [Rocca 1912, p. 172]. Nel 1667 non era ancora ultimata la volta. Negli anni 1670-72 funse da parrocchiale [Tartaglino 1966, p. 94]. Sacrestia e porticato laterale furono costruiti tra il 1759 e il 1789; la facciata fu rifatta a fine sec. XVIII. Nel 1995 venne riaperta al culto dopo lunghi restauri [Zampicinini 1995b]. Altri restauri di Bruno Gandola (paliotti, 1995-96) [Vitiello 2004, p. 98 n. 6], Marello e Bianco (dipinti della volta, 1996) e Pagella (stucchi e decorazioni, 1997) [Bravo 2002, p. 287].

Facciata dipinta in giallo ocra, divisa da quattro lesene bianche, reggenti trabeazione e frontone; portale con timpano triangolare, grande finestra rettangolare superiore incorniciata a stucco. Interno a navata unica; la volta a botte è intervallata da lunette e costoloni [Bravo 2002, p. 285] e affrescata con scene raffiguranti Santi in gloria e il SS. Sacramento, di Carlo Antonio Martini (1870 circa). L’altar maggiore ligneo scolpito, dipinto e dorato, a più ordini, è attribuito ad un artigiano valsesiano della 2° metà del sec. XVII (fu realizzato per altra chiesa e successivamente riadattato); ha una pala con l’Incoronazione della Vergine, attribuita a Orsola Caccia [Tabbia 2017a, p. 118] e, nella predella, le Anime purganti, di bottega del Moncalvo; paliotto in scagliola monolitico di Giacomo Solari (1737). Nel presbiterio è esposta una tela che raffigura la Madonna del Carmine col Bambino e i Ss. Defendente e Paolo di Giovanni Comandù (fine sec. XVIII), proveniente dalla chiesa di S. Defendente di Vastapaglia. Una seconda notevole tela con la Sacra Famiglia e i Ss. Giovannino, Caterina e Gerolamo, attribuita a pittore manierista emiliano della metà del sec. XVI (già nella chiesa di S. Bartolomeo di Cocconito), è stata rubata nel 2011.

Altari laterali: a destra l’altare di S. Nicola (anche detto di S. Antonio da Padova) è in legno scolpito e dipinto (1650-60), con pala effigiante la Sacra Famiglia coi Ss. Giovannino, Nicola e Antonio da Padova, di pittore piemontese (1650-60); paliotto in scagliola tripartito su fondo nero, con la Madonna delle Grazie, firmato «Solaro fece 1768» (Cristoforo Solari?). A fianco dell’altare c’è l’edicola di S. Antonio, con stucchi e statua di S. Antonio da Padova col Bambino. A sinistra l’altare di S. Rocco ha una notevole cornice in stucco policromo (ca. 1770), pala molto ridipinta raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Sebastiano, Rocco e Paolo (pittore piemontese, 2° metà del sec. XVII), paliotto in scagliola su fondo nero tripartito, con stemma dei Bocchiardi, firmato «Solaro fece 1770» (Cristoforo Solari?). Sul lato destro dell’altare c’è un’edicola ricca di stucchi (ca. 1770) con statua dell’Addolorata (anteriore al 1749; restauro e nuova veste del 1997). In sacrestia si custodiscono vari reliquiari [Caramellino 1987a, pp. 156-57; Picco 1999, pp. 159-73].

Madonna della Neve (la Pieve): situata su un rilievo a nord della cosiddetta “valle di Marcellina” (area di insediamenti di epoca romana, come evidenziato da ripetuti ritrovamenti archeologici). Antica chiesa di Cocconato, sorta forse nel tardo sec. XII, per ridurre l’influenza della pieve di Montiglio, nel quadro di rivalità feudali tra i signori di Cocconato e di Montiglio [Settia 1991a, pp. 228-29; Crosetto 1998a, XLIX]. In origine Cocconato dipendeva dalla pieve di Industria; divenne matrice di pieve tra il 1216 e il 1250 (prima attestazione), pur restando, come la nuova pieve di Cortiglione, formalmente soggetta alla pieve di Industria [Cotto 1986, doc. 46, p. 61; Settia 2012, pp. 14-22]. La chiesa aveva un proprio cimitero. Probabilmente mantenne le funzioni di parrocchiale fino alla costruzione di una chiesa all’interno dell’abitato. Nel sec. XVII aveva tre navate [Rocca 1912, p. 174]. Fu riedificata in dimensioni ridotte attorno al 1670: una sola navata divisa in due campate, con un coro quadrato [Crosetto 1998a, pp. XLV-LI]. Nella prima metà del sec. XIX vi era un quadro raffigurante la Deposizione dalla croce [Casalis, vol. V, 1839, p. 287]. Fu chiusa al culto nel 1910 perché pericolante [Rocca 1912, p. 167]; tra il 1918 e il 1920 furono abbattute la sacrestia e due cappelle laterali, i cui arconi tamponati sono tuttora visibili [Crosetto 1998a, p. LI]. Un'acquasantiera pensile in pietra venne rubata nel 1986. Restauro radicale nel 1989: si ricostruì un tratto di volta crollato, si eliminarono i tre altari in muratura intonacata e la cornice in stucco della pala dell'altar maggiore; negli scavi si rinvenne all'interno la base di una piccola abside (raggio di 1 metro) con due sepolture, inoltre si recuperarono frammenti litici di colonna e un capitello cubico (attuale base dell'altare). Le tele d'altare furono trasferite nella parrocchiale. Nel 2017, in seguito a danni strutturali dovuti a scivolamento del terreno, sono iniziati lavori di consolidamento [Cappellino 2017a, pp. 63-64].

Struttura in mattoni e arenaria, solo in parte intonacati. Facciata del sec. XVII, sormontata da un timpano e da un basso campanile sul lato destro. Le pareti interne sono intonacate; la mensa d’altare è sorretta da un capitello romanico cubico con corto fusto cilindrico; il capitello conservato su tre lati, è decorato a graffito (tondi a cerchi intrecciati, rosette, fasce a chevron o a fogliette, ecc.) [Crosetto 1998a, p. XLVIII].

S. Caterina da Siena: nella parte alta di Cocconato, via XXIV Maggio. Ricavata nel 1747 nell’edificio contiguo alla casa parrocchiale, acquistato dal comune per la compagnia delle Umiliate. Fu terminata nel 1761. L’altare, ricostruito nel 1770, fu demolito nel corso di restauri avvenuti negli anni 1985-87 e sostituito da una mensa lignea sorretta da due putti, rivolta al popolo; venne invece mantenuta sulla parete di fondo l'elegante edicola di stucco che fungeva da ancona. Un piccolo campanile fu abbattuto nei primi decenni del '900.

Esterno in mattoni a vista; frontone curvilineo. Posteriormente è unita ad un’abitazione con finestre ogivali. Interno ad aula unica con presbiterio rialzato. Alle pareti laterali sono posti due grandi dipinti moderni di M. Cortese rappresentanti l'Annunciazione e la Madonna di Fatima. Sopra la bussola d'ingresso è collocata una tela col Martirio di S. Caterina di Alessandria (Carla Perotto, 1987) [Zampicinini 2017b, pp. 181-86].

S. Carlo: in Cocconato, via S. Carlo. Cappella eretta probabilmente dal Comune. Nel 1667 era in cattive condizioni. Nel sec. XIX fu costruito il portico antistante aperto su tre lati. Restauri nel 1964 e nel 1989.
La piccola aula rettangolare è preceduta dal portico; sul tetto, in corrispondenza della facciata, si alza un campaniletto a vela. l'altare in muratura stuccata è addossato alla parete di fondo; al di sopra è collocata una pregevole tela raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Carlo e Michele arcangelo (sec. XVIII). Sono conservati alcuni ex voto. [Zampicinini 1993, p. 297; Zampicinini 2017c, pp. 189-92].

Ss. Pietro e Paolo: in Tuffo (dial. Tu. Tovum, 1299 [ARMO, p. 41]). Dalla pieve di Industria passò alla nuova pieve di Cocconato; la chiesa di S. Pietro de Tufo è segnalata fin dal 1286 [Cotto 1987, doc. 475, p. 228; Ferraris 1995, p. 164 n. 172]. Fu ricostruita nel 1758 sui resti di un’antica chiesa, venne riedificata più ampia dal 1832, completata nel 1856 e inaugurata nel 1858; il campanile è del 1874. Già vice-cura, fu elevata in parrocchia nel 1759, dopo molte controversie nei confronti di Cocconato [Rocca 1912, p. 173], incardinata nella diocesi di Vercelli; dal 1805 al 1817 passò alla diocesi di Asti [Bosio 1894, pp. 136-41]; successivamente alla diocesi di Casale; fu infine soppressa nel 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986].

Facciata rivolta a ovest, scandita da quattro lesene poggianti su un alto zoccolo, divisa in due livelli da una cornice marcapiano e culminante con un timpano triangolare; sopra il portale, al secondo livello, si apre un oculo oscurato dall'organo collocato in controfacciata. Sul fianco sinistro della chiesa, posteriormente, si innalza uno snello campanile con cupoletta a bulbo. Interno ad aula unica, che nella prima parte si allarga lateralmente con due cappelle. La volta presenta dipinti murali di Carlo Antonio Martini del 1858, restaurati nel 1900 da Antonio Nicola, raffiguranti al centro la Gloria del Paradiso con la SS. Trinità, contornata da scene del Nuovo Testamento e immagini di santi; tra i vari personaggi sono rappresentati anche il pittore e il restauratore e probabilmente don Pietro Re, rettore all'epoca del restauro. L'altar maggiore, dedicato ai santi titolari, fu realizzato in stucco da Francesco Maria Bagutti nel 1795. Sulla parete di fondo, sopra l'altar maggiore, è collocata una tela di Carlo Antonio Martini, che rappresenta la Consegna delle chiavi a S. Pietro. I due altari laterali sono dedicati alla Madonna del Carmine e a S. Giuseppe (quest'ultimo dal 1939 è dedicato al Sacro Cuore di Gesù). Il pulpito in legno di noce scolpito è opera di Luigi Martini (seconda metà sec. XIX) [Rocca 1912, p. 173; Visconti 1998, p. 133; Tabbia 2017b, pp. 127-32]. L'organo, posto sulla tribuna in controfacciata, venne costruito tra il 1880 e il 1888 da Giovanni Mentasti; riparazioni di Carlo Pera nel 1915 [Calosso 2017, p. 133].

S. Grato: in Tuffo, regione Bracca. Costruita nel 1697, in gran parte sul bancone di "tufo" che dà il nome al paese; fu restaurata verso la fine sec. XIX, poi nel 1933 (data incisa al centro del frontoncino) [Crosetto 1993, p. 234; Zampicinini 1995a] e nel 1989-90, quando furono rifatti il tetto e il pavimento in cotto antico, vennero restaurati l’antico tabernacolo e la pala raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Grato e Giovanni Battista (restauratore Antonio Rava), e si realizzò un nuovo altare ligneo laccato [Caramellino 1990].
Facciata rivolta a sud. Un piccolo campanile, non ancora presente nel 1770, si erge sopra il margine sinistro del frontone. Aula a pianta rettangolare irregolare. La pala, risalente alla seconda metà del sec. XVII, ha una bella cornice coeva, intagliata, dipinta e con dorature [Tabbia 2017b, pp. 215-18].

S. Bartolomeo: in Cocconito (dial. Cucnìi. Coconilum, 1164 [BSSS 198, p. 242]). Ex parrocchiale, soppressa nel 1986 [Decreto vescovile 30/6/1986]. Cocconito entrò dal 1474 nella diocesi di Casale, ma all’inizio del sec. XVII era tornato a far parte della diocesi di Vercelli [Settia 1991a, p. 373]; nel 1805 passò alla diocesi di Torino [Orsenigo 1909, p. 21], per rientrare nella diocesi di Casale nel 1817 [Bolla papale 17/7/1817]. La chiesa di S. Bartolomeo è citata nell'anno 1300 [Daquino 1983, doc. 4, p. 34]. Già chiesa conventuale dei Serviti, divenne parrocchiale nel 1625, subentrando ad altra chiesa intitolata a S. Giovanni. Nel 1635 i Serviti cedettero il patronato della chiesa ai Radicati di Robella, che conservarono fino al 1907 il diritto di nomina del parroco. Restauri nel 1881 e nel 2005.

Facciata intonaca, tripartita da quattro lesene; la parte centrale più ampia culmina con un frontone curvilineo. Il campanile si erge sul lato destro del presbiterio. Interno ad aula unica. Volta decorata con dipinti murali del 1881, restaurati nel 1938 da Cleto Gibello. Il settecentesco altar maggiore in muratura e scagliola, dedicato a S. Bartolomeo, reca la firma «Tanzi F.». La mensa dell'altare rivolto al popolo è sostenuta da parte del pulpito ligneo smontato nel 2005. I due altari laterali sono dedicati alla Madonna del Buon Consiglio (con statua novecentesca di Maria Ausiliatrice) e a S. Giuseppe (1882). Si conserva un quadro raffigurante S. Isidoro di Domenico Tribaudino (fine sec. XIX). Da questa chiesa proveniva la tela della Sacra Famiglia con Santi, collocata nella chiesa della SS. Trinità di Cocconato e rubata nel 2011 [Fassino 2017, pp. 135-44]. Nella casa parrocchiale vi sono tracce di un romitaggio del ‘500.

S. Giovanni Battista: in Cocconito. Eretta nel sec. XV; fu parrocchiale fino al 1625. Rifacimento nel sec. XIX [Zampicinini 1993, p. 297]. Nel 1986 fu rifatto il tetto. Restauro nel 1999.
Facciata rivolta a sud, con caratteristico frontone a salienti interrotti. Pianta rettangolare. Sopra l’altare c’è un affresco raffigurante l’Immacolata fra i Ss. Giovanni Battista e Giuseppe incorniciato da un'ancona in stucco [Zampicinini 2017c, pp. 207-10] .

S. Rocco: in Cocconito, regione Bricco, nell'angolo di un bivio. Risale al 1631. Restauri negli anni 1882-85; nel 1888 di fronte alla cappella fu collocata su un piedestallo in muratura la croce in ferro battuto, tuttora presente (fonderia Giuseppe Poccardi di Torino). Piccolo edificio a pianta rettangolare. Conserva un dipinto murale raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Antonio abate e Rocco, verosimilmente coevo alla costruzione della cappella [Zampicinini 2017d, pp. 211-14].

Santuario Madonna delle Grazie (Madonnina): in frazione Maroero (dial. Marué. Mons Roterius, 1278 [BSSS 184/1, p. 77]). Eretta forse nel sec. XV (notizie dal 1561), per racchiudere un pilone votivo con immagine della Vergine. Porticato a tre archi, probabilmente del 1638 [Tartaglino 1966, p. 66; Zampicinini 1993, p. 297, 306]. Restauri negli anni 1921, 1928, 1934, 1996 e 2006-08; nel corso degli ultimi interventi si rinvennero sulla parete di fondo porzioni di affreschi del sec. XV; inoltre furono portati presso la casa parrocchiale di Cocconato la maggior parte dei circa 230 ex voto che tappezzavano le pareti dell'aula. Nell'agosto 2015 un incendio causò la distruzione del ricco altare ligneo del 1615, comprensivo di statue, colonne tortili, dorature, pala della Madonna della Misericordia e paliotto in scaliola, tripartito, con ovale centrale in cui era dipinta la Madonna e recante la scritta: «B..uri (?) 1792 F» [Zampicinini 1996; Caramellino 2004, p. 63; Marello 2017, pp. 169-73].

Facciata divisa in due livelli da un cornicione marcapiano; il piano inferiore si apre con tre arcate in un porticato; il piano superiore presenta al centro una trifora e ai lati due nicchie con le statue dei Ss. Sebastiano e Martino. Al lato destro della facciata si erge il campanile. Interno a navata unica; il presbiterio è rialzato di uno scalino. Volta decorata con dipinti murali a riquadri della seconda metà dell'800, raffiguranti angeli e simboli religiosi. Sulla parete destra è stato collocato l'affresco del sec. XV staccato nel 2006 dalla parete di fondo; raffigura al centro la Madonna della Misericordia (pochi lacerti) e ai lati i Ss. Antonio Abate e Sebastiano. Alla parete sinistra è posta una tela che raffigura la Madonna col Bambino e i Ss. Antonio da Padova e Defendente (sec. XVII) [Marello 2017, pp. 171-78].

S. Sebastiano: campestre, presso la strada Cocconato-Piovà. Almeno dal sec. XVI esisteva una chiesa di S. Sebastiano nel territorio di Cocconato. Nel 1886 fu ricostruita e consacrata nel sito attuale alquanto più in basso rispetto alla precedente, come atto propiziatorio contro la grandine. Nel 1890 fu eretto il porticato anteriore [Rocca 1912, p. 179; Ferraris 1987a, pp. 79-80 n. 83; Settia 2012, p. 57]. Restauri nel 1931.

Edificio in mattoni a vista, di pianta rettangolare con abside semicircolare; l'aula è preceduta da un ampio portico aperto con tre arcate anteriori e un'arcata sui due lati; sul fianco sinistro l'arco del portico e due oculi dell'aula sono tamponati. Non è più presente il piccolo campanile la cui campana era segnalata nel 1890. L'interno è in stato di avanzato degrado, con volta parzialmente crollata. Una pala coi Ss. Fabiano, Sebastiano e Rocco (fine XVII - inizio XVIII secolo) è stata trasferita nella parrocchiale di S. Maria della Consolazione [Zampicinini 2017d, pp. 219-22].

S. Defendente: a Vastapaglia (dial. Vastapàja). Eretta nel sec. XVIII sui resti di una precedente cappella; venne ricostruita nel 1826; dell'edificio settecentesco rimane il bel campanile il cui cupolino in rame venne rifatto nel 1983.
Una breve scalinata porta al sagrato sopraelevato. Pareti in mattoni a vista; facciata rivolta a est. Interno ad aula unica con abside; volte a vela sull'aula, a botte sul presbiterio e a semicatino nell'abside. Altare in muratura, stuccato a finto marmo, presumibilmente opera di Domenico Tabacchi; dello stesso stuccatore è la cornice dell'ancona della parete di fondo. Come pala di altare vi era una tela raffigurante la Madonna del Carmine coi Ss. Paolo e Defendente, di Giovanni Comandù (fine sec. XVIII); dopo il restauro (Marello e Bianco, 2000) il quadro è stato spostato nella chiesa della SS. Trinità, sostituito in S. Defendente da una copia [Zampicinini 1993, p. 305; Bertolotto 2000, p. 118; Cappellino-Zampicinini 2017, pp. 193-98].

S. Martino Vescovo: in frazione Bonvino (dial. Bunvìn). Risale al 1821. Per un cedimento del tetto, nel 2012 la chiesa è stata chiusa al culto; un primo lotto di interventi di restauro è stato effettuato nel 2016.
Una breve scalinata porta al sagrato sopraelevato. Esterno in mattoni a vista. Facciata rivolta a sud, culminante con un timpano triangolare. Un piccolo campanile si innalza sopra il margine destro della facciata. Architettonicamente l'edificio è molto simile alla chiesa di S. Defendente, con la stessa disposizione delle volte. Una balaustra in stucco separa l'aula dal presbiterio. L'altare in muratura, stuccato a finto marmo, venne realizzato nel 1821 da Domenico Tabacchi. Sulla parete dell'abside è collocata una tela raffigurante la Madonna col Bambino coi Ss. Martino e Carlo; alla parete destra c'è un'altra tela con S. Rocco e santo vescovo. Sulla tribuna situata sopra l'ingresso sono esposti alcuni ex voto [Cappellino 2017b, pp. 199-206].

S. Grato: cappella campestre in regione San Grato (dial. San Grà), a nord dell'abitato di Cocconato. Costruita nel 1682, fu ampiamente ristrutturata nel sec. XIX [Zampicinini 1993, p. 305].
Piccolo edificio a pianta rettangolare. Conserva come paliotto dell'altare ligneo una tela con S. Grato, dipinta nel 1929 da Enrico Giachino. Dello stesso pittore e dello stesso anno era la non più presente pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino e i Ss. Grato e Sebastiano, che oggi si trova nella parrochiale di S. Maria della Consolazione [Zampicinini 2017e, pp. 223-24].

Madonna della Salute, cappella della Casa di Riposo Serra (già Ospedale mandamentale). Fu costruita nel 1892, ampliata nel 1901 con la costruzione del presbiterio. Altare in marmo bianco del 1901 realizzato da Secondo Silvestri, balaustrata marmorea del 1937. Conserva statue lignee di S. Agostino e S. Monica (sec. XVII), forse provenienti dal convento degli Agostiniani soppresso nel 1798; un quadro raffigurante la Madonna della Salute di Giovan Battista Carpanetto, 1894 (copia dell’originale di Enrico Reffo); un quadro della Madonna di Pompei [Zampicinini 1997, pp. 55-57].