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ASSOCIAZIONE CASALESE ARTE E STORIA PARCO NATURALE E AREA ATTREZZATA
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VIGNALE MONFERRATO

VIGNALE MONFERRATO

 

Dial. Avgnà. Vignalis, 992 [MGH DD II/2, doc. 97, p. 508]; Vignalis, 880 [MGH Karoli III, p. 289; BSSS 117, doc. 441, p. 7: documento dubbio]. Nel 1863 fu aggiunto a Vignale il determinante Monferrato.

Abitanti: 1093. Distanza da Casale Km 18 ‑ Altezza: m 308 s. m. Provincia di Alessandria.

Parrocchia di S. Bartolomeo. Il primo prevosto di cui si hanno notizie è il presbiter Johannis Zoffredus, vivente nel 1402 [Vitullo 1982, p. 111]. In passato le parrocchie erano due: una dedicata ai Ss. Pietro e Maurizio (a est, sul bricco Mondalino, primitiva sede del paese) e una ai Ss. Bartolomeo e Felice; i titoli rimandano a quattro chiese più antiche, elencate nel 1299 nelle pievi di Mediliano e Rosignano: S. Pietro di Lignano, S. Maurizio di Vignale, S. Bartolomeo di Vignale e S. Felice di Mongiudeo [ARMO, pp. 36-37]. Nel 1573 le due parrocchie furono unite per il cerimoniale in un’unica parrocchia, amministrata però da due parroci con distinti benefici; nel 1820 i due benefici parrocchiali furono congiunti e la parrocchia, sotto il titolo dei Ss. Bartolomeo e Maurizio, fu amministrata da un solo parroco [Casalis, vol. XXV, 1854, p. 302]. Fin dal 1474 passò dalla diocesi di Vercelli alla diocesi di Casale [De Bono 1986, p. 34].

Chiesa parrocchiale, S. Bartolomeo: sotto il castello, nella parte alta del paese. Elencata dal 1299 negli estimi vercellesi, pieve di Rosignano [ARMO, p. 36]. Al 1766 è datato un progetto del Magnocavalli per una nuova chiesa, verosimilmente disegnato da Ferdinando Venanzio Bianchi [Marocco 2005, p. 311], presentato al comune il 15/9/1771 dopo la demolizione della chiesa precedente, che aveva pianta all'incirca quadrata, divisa in tre navate, con abside semicircolare e facciata rivolta a occidente. Le fondamenta furono gettate nel 1773, ma la ricostruzione andò a rilento per mancanza di fondi. Nel frattempo le funzioni parrocchiali venivano svolte nella chiesa dell’Addolorata. Nel 1786 Agostino Vitoli presentò un progetto meno dispendioso che rimaneggiava quello del Magnocavalli e che fu accettato e portato a compimento in vari anni (capomastro Bernardo Lombardi) [Vitullo 1982, pp. 127-30]. La chiesa venne benedetta nel 1825, ma fu terminata, consacrata e aperta al culto solo nel 1841. Nel 1833 venne eretto l'atrio. Il campanile fu ultimato nel 1855 (disegno dell'arch. Pietro Delmastro); le campane vennero collocate due anni dopo (fonditore Antonio Comerio). Nel 1879 si chiusero con cancellate le quattro aperture laterali del pronao. Nel 1883 furono chiuse con cancellate le tre cappelle dei confessionali. Nel 1885 venne riparato l'organo. Nel 1888 fu ricostruito il pavimento [AD 1991, p. 224; Ferraris 2011, pp. 79, 89-90, 117]. Le falde del tetto sono state rifatte nel 1974, 1981 e 2008. Al 2003 risalgono interventi di consolidamento delle fondamenta e delle pareti, in seguito a danni provocati dal terremoto dell'agosto 2000 [Ferraris 2011, p. 256].

L'edificio misura 56 x 26 metri, con altezza di 26 metri. Ha facciata rivolta a sud. Pronao neoclassico con colonne binate; sul culmine svettano tre statue in cemento raffiguranti Cristo con la croce, S. Giuseppe e S. Bartolomeo (scultore Giulio Milanoli, 1916). Nell’atrio, il cui arco centrale è chiuso da un cancello proveniente dal palazzo Callori e donato nel 1977 dalla Regione Piemonte (stemmi bronzei dei Callori e dei Balbo-Bertone di Sambuy) [Grignolio 1993, p. 118; Ferraris 2011, pp. 147, 256], sono sistemate statue di gesso ritraenti S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni Evangelista e S. Evasio che sorregge il modello del duomo di Casale [Vitullo 1982, p. 210] (successivo ai restauri della facciata del 1872-73). Ai lati della porta d’ingresso si trovano due ampie pitture murali in acrilico di Pietro Besso effigianti la Redenzione delle miserie umane, inaugurato nel 1995 e l’Inno alla vita, inaugurato nel 2000.

Interno grandioso a navata unica con volta a botte sorretta su ciascun lato da tre grandi pilastri compositi. Volta e pareti furono affrescate negli anni 1891-92 da Luigi Morgari, che prese a modello personaggi vignalesi (restauri di Luca Pagella, 2004); sulla volta: Tre angeli, l’Immacolata venerata dai Profeti, l’Assunta, le Virtù cardinali; alle pareti Vite di santi, Vita di Gesù e Sacre allegorie; nel coro, a sinistra il Battesimo di Polimnio dArmenia, a destra S. Bartolomeo che intercede presso la Madonna la protezione di Vignale. Ancora di Luigi Morgari è la grande tela ovale al centro dell’abside rappresentante il Martirio di S. Bartolomeo [Vitullo 1982, p. 211], sotto la quale è posta un’altra tela con S. Agostino (sec. XIX). Il pavimento in mosaico del presbiterio risale al 1864. Grandioso altar maggiore, con alto ciborio sorretto da sei colonne; sopra il tabernacolo è collocato un Crocifisso, forse proveniente dalla chiesa conventuale dell’Addolorata; angeli dorati sono sparsi attorno al tabernacolo e sui fregi [Grignolio 1993, pp. 118-20). L’altare rivolto al popolo è opera del prof. Nori (1993); come paliotto ha una scultura bronzea raffigurante l'Ultima cena (di Giuliano Fracchia). Bel coro ligneo intarsiato (presumibilmente proveniente dalla chiesa parrocchiale precedente), realizzato nel 1749 da C. Gianolio, cui si devono anche i confessionali [Vitullo 1982, p. 213; Beweb, n. 897-900]. Balaustrata marmorea con prevalenza di ardesia lucidata [Grignolio 1993, p. 120].

Su ciascun lato dell’aula si aprono due cappelle maggiori. Nella prima cappella di destra è posta una pala ritraente S. Maurizio, di Luigi Pavese (1864) (il puttino sarebbe il ritratto del prof. Guido Carrà all’età di due anni); nella volta Decapitazione di S. Maurizio, dipinto murale di Luigi Morgari [Vitullo 1982, pp. 195, 211]; alla parete destra è appeso un quadro con S. Rita, di Barberis (1948). All’altare della cappella successiva è esposta una tela rappresentante la Madonna del Carmine col Bambino, Simone Stock e S. Pietro, di Giovanni Antonio Caboni (1843) [Vitullo 1982, p. 211]; lateralmente vi sono due tele raffiguranti S. Anna e Maria (G. Maggiorotti), e la Madonna del Rosario di Pompei [Ferraris 2011, p. 268]. Nella prima cappella di sinistra, dedicata alle anime dei defunti, è situato un Crocifisso ligneo con immagine a rilievo della Maddalena, databile a fine XV - inizio XVI secolo [Beweb, n. 429], proveniente dalla chiesa conventuale. Nella seconda cappella di sinistra, dedicata al Sacro Cuore, è appesa una recente copia della leonardesca Vergine delle Rocce, di Pietro Besso. Ai quattro angoli dell’aula si aprono spazi più piccoli; il primo a sinistra contiene il battistero, gli altri tre i confessionali (C. Gianolio, 1749). Al fondo dell’aula, sul lato sinistro, è posto il pulpito di stucco dipinto a finto marmo (prima metà sec. XIX). La Via Crucis è costituita da calchi in gesso di opere bronzee del torinese Manzo [Grignolio 1993, p. 120]. Il maestoso organo di 1600 canne è opera di Giambattista Lingiardi di Pavia (1846) [AD 1991, p. 224].

Nella sacrestia, cui si accede da una porta sul lato sinistro del presbiterio, ci sono mobili e tele in parte provenienti dalla chiesa dell’Addolorata [Monferrato 2000, p. 207] e due statue lignee raffiguranti l'Immacolata e la Madonna del Rosario [Ferraris 2011, pp. 266-67], per le quali è dubbia la corrispondenza con due statue (Addolorata e Immacolata) realizzate nel 1872 da Antonio Brilla per Vignale (è indicato il committente della seconda, Andrea Giachelli, non la sede di esposizione) [Guastavino 1934, p. 129].

B. V. Addolorata: (chiesa del Convento dei Serviti), nella parte bassa, meridionale del centro abitato. E’ il maggiore monumento di Vignale. Già chiesa di S. Maria di Monterotondo (la zona era denominata Marlerio, Monriondo, Monterotondo). Nel 1465 i signori Cornaglia, col beneplacito di Guglielmo VIII, donarono ai Serviti la chiesa di S. Maria, di cui avevano il patronato, coi terreni circostanti, affinché fosse costruito un convento ed una nuova chiesa: il convento fu edificato dal 1470 al 1490, la chiesa dal 1496 al 1505 [Casalis, vol. XXV, 1854, p. 302; Ferraris
2002, pp. 191-92]. Subì danneggiamenti nel 1556 ad opera dei francesi di Brissac e nel 1691 (gli alemanni uccisero 71 persone che vi si erano rifugiate). Nel 1684 vi fu fondata la Compagnia dei sette Dolori, fatto che probabilmente determinò l'intitolazione della chiesa all'Addolorata. Nel 1764 venne rimodellato il presbiterio [1]. Ebbe funzione di chiesa parrocchiale dal 1771 al 1841, anno in cui cessò di essere officiata. Il convento fu soppresso nel 1802; l’edificio conventuale fu in seguito acquisito dal comune e, nonostante l'autorevole parere contrario di Crescentino Caselli, venne abbattuto nel 1886 per far posto ad una nuova costruzione destinata alle scuole, progettata dal segretario comunale geometra Franco Franchi [Riccio 1885, p. 16; Caselli 1885; Vitullo 1982, pp. 39, 68, 118, 171; Ferraris 2011, pp. 117, 270]. Nel 1911 venne elencata tra gli edifici monumentali nazionali, con segnalazione degli stalli lignei cinquecenteschi [Alessandria 1911, p. 48]. Nel 1913 fu rinforzata con catene, venne rifatto il tetto e furono consolidate le volte (ing. Crescentino Caselli). Durante la prima guerra mondiale ospitò prigionieri austro-ungarici [Rollino 1985, vol. 2°, p. 16; Ferraris 2011, pp. 146, 270]. Al 1988 risale il restauro della scala di accesso, che era crollata, ed il recupero del portone [AD 1991, p. 224]. Nel 1997 furono sistemate nuove finestre con telai in ferro zincato e vetri in plexiglas. Altri restauri nel 2004 a causa di danni statici provocati dal terremoto dell'agosto 2000 [Ferraris 2011, pp. 256-57].

L’edificio, rivolto a occidente, ha misure esterne di m 46 x 22 [Riccio 1885, p. 8]. Facciata a salienti in mattoni a vista, divisa da quattro contrafforti e culminante con cinque pinnacoli, restaurati dopo il terremoto dell’agosto 2000 [Ferraris 2011, p. 270]; al grande rosone centrale, già in cattive condizioni nel 1885 [Riccio 1885, p. 10], mancano gli anelli concentrici in cotto. Vi sono due oculi laterali. Il coronamento ad archetti pensili intrecciati in cotto con cornice a denti di sega è presente anche sul fianco sinistro, dove si apre un ingresso secondario. Il bel portone di noce intagliato, datato 1735 (restaurato nel 1986), è incorniciato da lesene con capitelli che sorreggono un timpano triangolare. L’abside all’esterno pare ottagonale, ma risulta in effetti da tre absidi affiancate. A lato del fianco sinistro posteriormente si innalza un robusto campanile a sezione quadrata, con fregi a dentelli scalari marcapiano; ai due piani superiori si aprono ampie monofore. L'interno della chiesa è molto spazioso, a tre navate divise da sei robuste colonne con capitelli cubici; archi a sesto acuto sul presbiterio; volte a vela. Elegante altar maggiore del 1848 con candelabri e angioletti dorati [Grignolio 1994, pp. 109-10] e una nicchia a tempietto con una pregevole statua lignea processionale della Madonna Addolorata, che secondo la tradizione sarebbe stata scolpita da un frate servita in un tronco di pero. L'altare rivolto al popolo è stato realizzato e offerto nel 2009 (Giovanni Demichelis) [Ferraris 2011, p. 273].

Notevole coro di venti stalli a tarsie realizzato negli anni 1512‑28 [AD 1991, p. 224], da collegare ad esempi coevi albesi, astigiani e vercellesi [Spantigati 1979, p. 20]. Dopo un lungo restauro iniziato nel 1971 (Franchino) fu reinstallato nel 1992. E’ possibile che, come in altre chiese conventuali, gli stalli si trovassero inizialmente nella navata centrale di fronte all'altar maggiore e solo in seguito (1562?) fossero riadattati e portati in fondo all’abside per conformare la chiesa alle disposizioni della Controriforma. Due pannelli centrali recano le immagini ad intarsio di san Filippo Benizi (col giglio; culto approvato nel 1516) e del beato Giacomo Filippo Bertoni (col Crocifisso), entrambi dell’Ordine dei Serviti [Kaftal 1985, coll. 363, 558; Aletto 2006, p. 284]. Sul grande badalone di leggio di coro sono riportate col pirografo notazioni musicali col versetto O salutaris hostia (inizio di un testo di S. Tommaso, usato nel canto gregoriano come inno eucaristico). La firma «Fra Baltasar Gallus de Raconixi» con un galletto, il monogramma «SM» dei Servi di Maria e la data «1562» dovrebbero riferirsi al rimaneggiamento del coro [Spantigati 1979, p. 20].

Una semplice balaustrata marmorea chiude il presbiterio. Le navate laterali, rialzate di un gradino, terminano con due cappelle riccamente decorate a stucco, delimitate da balaustre lignee. Nella cappella di sinistra dedicata a S. Sebastiano (già di patronato dei Callori) l’altare barocco ha colonne tortili, un Crocifisso al centro e angioletti di gesso coi simboli della Passione; in passato era segnalato anche un piccolo quadro (cm 100 x 75) rappresentante un Monaco in orazione, forse copia di un dipinto perduto di Pier Francesco Guala [Vitullo 1982, p. 208]. La cappella di sinistra (già di patronato dei Cornaglia) è dedicata alla SS. Trinità. Alle pareti laterali della chiesa sono appese dodici tele con gli Apostoli (seconda metà del sec. XVIII) e la Via Crucis. Sulla parete destra è stato rinvenuto nel 2006 sotto lo scialbo un notevole affresco (cm 190 x 170), databile tra il 1505 e il 1510, raffigurante la Madonna del latte in trono con angeli musicanti; il dipinto reca il nome dei committenti (Johanes et Jacobus de Tonsis) e la firma di Giovanni da Crescentino, pittore di scuola spanzottiana fin'allora ignoto; per i caratteri originali dell'incorniciatura architettonica dipinta a candelabre con spunti di grottesca, costituisce un «piccolo unicum della pittura cinquecentesca in Piemonte». Saggi estesi a tutte le pareti non hanno rivelato altri affreschi, probabilmente a causa di una stonacatura effettuata in passato, che avrebbe risparmiato solo la Madonna del latte [Guerrini 2007]. Presso le prime due colonne sono collocate due acquasantiere di pietra a colonna (seconda metà sec. XVI). Nel pavimento presso l’acquasantiera di destra è murata una lastra lapidea quadrata (sec. XVI?), con stemma [Beweb, n. 430-432], che fungeva da chiusino del sepolcro sotterraneo. Sopra l’ingresso sono installati la tribuna settecentesca, meritevole di restauro, e l’organo.

Da questa chiesa provengono tre tavole raffiguranti l’Adorazione dei Magi (1510), S. Lucia con un donatore e S. Agata (1509-1510), di Francesco Casella, e due tavole con S. Andrea e S. Filippo Benizi (ca. 1510), attribuite a Cristoforo Ferraris de Giuchis o a pittore di area novarese, probabilmente facenti parte dello stesso polittico, già nella collezione di Federico Arborio Mella, donate nel 1871 all'Istituto di Belle Arti di Vercelli e conservate in deposito dal 1934 al Museo Borgogna di Vercelli [Vesme, IV, p. 1233; Viale 1969, pp. 40-41, 71; Tanzi 2002, pp. 44-47; Villata 2009; Cassinelli 2011, pp. 41-44].

Purificazione della B. V. Maria (detta dei Batù): sita in uno slargo di via Bergamaschino, a poca distanza dalla porta urbica, ancora intatta, che fece parte della prima cerchia delle mura di Vignale. Fu edificata nel sec. XVII; già prima del 1646 era sede della confraternita dei Battuti bianchi o Disciplinanti, operante fino agli anni trenta del sec. XX [Vitullo 1982, pp. 122-23]. Un parziale restauro fu effettuato nel 1964. Non è più officiata perché sconsacrata nel 1977 e dal 1980 è stata data in comodato alla Fondazione Teatro Nuovo di Torino [AD 2002, p. 216; Ferraris 2011, p. 225].

La chiesetta ha un piccolo raccolto sagrato; facciata senza fregi, porta barocca sormontata dai pochi resti di un piccolo dipinto murale. L’interno è semplice, voltato a botte; conserva l’altarino barocco e un piccolo coro mal conservato, mentre sulla parete destra non è più presente una tela del 1714 con modesta cornice, raffigurante S. Rocco che guarisce gli appestati, di autore ignoto [Vitullo 1982, p. 124; Ferraris 2011, p. 284].

Cappella funeraria dei Conti Callori: presso il castello, in posizione dominante sul paese. Sobria costruzione di linee classiche, voluta dal conte Federico Callori, disegnata attorno al 1860 dall’arch. Brocchi (segretario dei Callori di Vignale e responsabile della costruzione dell’asilo di Vignale e di restauri al castello d’Uviglie). Nel 1971 vi fu tumulato il cardinale Federico Callori. Un’epigrafe riporta «Sancta et salubris est cogitatio pro defunctis exorare» [Niccolini 1877, pp. 178, 181; Grignolio 1980, p. 101; Vitullo 1982, p. 214]. Il campanile, situato sul lato sinistro della facciata, segna il punto più alto dell’abitato. La cappella è pavimentata a mosaico, ha un altare di marmi policromi, un coro in noce e otto banchi in legno d'ulivo [Ferraris 2011, p. 276].

Cappella gentilizia: all’interno del castello. Fu eretta nel 1874 [Vitullo 1982, p. 218].

S. Anna: cappella rurale nel borgo dietro Castello, sulla strada diretta a Camagna. La costruzione attuale risale probabilmente a fine sec. XIX. Restaurata nel 1975 (rifacimento del tetto), nel 1982-84 (nuovo pavimento in ceramica) e nel 1989-91 (portone, telai delle finestre, nuovo altare rivolto al popolo); è officiata nel mese di maggio, con triduo e festa di S. Anna. Un quadro raffigurante S. Anna rubato nel 2003, fu sostituito l’anno successivo con una stampa dello spagnolo Portillo. Altri dipinti rappresentano la Resurrezione e l’Addolorata (Giovanni Necchi, 1984) [AD 1991, p. 225; Ferraris 2011, pp. 257-58, 283].

S. Sebastiano: sita nel rione omonimo. Le prime notizie di una chiesa di S. Sebastiano risalgono al 1503; venne ricostruita nello stesso sito nel 1805, nel 1860 e infine nel 1939. Del 1992 è il pavimento in ceramica. E' officiata saltuariamente.

Piccolo edificio a pianta circolare con cupola emisferica. All'interno c'è una pittura murale raffigurante S. Sebastiano del pittore Panizza. L'altare rivolto al popolo ha come paliotto una tavola riproducente il Cenacolo di Leonardo, di Pietro Besso (1988) [Vitullo 1982, p. 111; Ferraris 2002, p. 152; Ferraris 2011, pp. 281-82].

S. Lorenzo: nella frazione omonima (dial. San Lurèns). Elencata negli estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Mediliano, senza titolo nel 1299, col titolo nel 1348, nel sito denominato Moncato, Moncuco, Monteacuto o Monticello [ARMO, pp. 36, 46, 109, 235; Cognasso 1929, p. 222]. Nel 1577 vi si celebrava messa saltuariamente; nel 1584 era annoverata tra le chiese campestri dipendenti dalla parrocchiale di S. Bartolomeo. Ancora nel 1710 in un elenco dell’abate di Lavriano è citato il titolo di S. Lorenzo di Moncucco [Bo 1980, p. 74]. La chiesa venne riedificata nel 1803. Nuova pavimentazione nel 1957. L'interno fu decorato nel 1965; tetto e intonaco vennero rifatti negli anni 1973-75, mentre al 1994-95 risale la costruzione del nuovo campanile dotato di quattro campane e di orologio, sul fianco destro dell'edificio. Nel 2008 fu rifatto l'intonaco della facciata e venne sostituita la porta d'ingresso [Ferraris 2011, pp. 225, 257, 277]. E’ officiata la domenica [AD 1991, p. 225].

Vi si accede da una breve scalinata. La facciata, rivolta a ovest, è preceduta da un piccolo atrio. Pianta rettangolare con aula coperta da una volta a botte. Sono custoditi un Crocifisso processionale, una tela raffigurante S. Lorenzo, e alcune statue di poco pregio.

Annunziata: a Molignano (dial. Mulgnàn. Molenianum, 941 [BSSS 28, doc. 57, p. 106]). Elencata nella pieve di Rosignano col titolo di S. Maria dal 1299 [ARMO, pp. 36, 109, 235; Cognasso 1929, p. 224]. L’edificio attuale risulta dalla ricostruzione della chiesa preesistente, effettuata nel 1884 a cura di un agricoltore del luogo, Valentino Negri; all’esterno sul fianco sinistro una rozza epigrafe in arenaria, oggi mal leggibile, ricorda il benefattore: «28 aprile 1884 – Casa di Negri – cominciata la chiesa» [Vitullo 1959]. Nel 1911 la chiesa fu indicata tra gli edifici monumentali nazionali, con segnalazione di resti di tombe romane [Alessandria 1911, p. 48]. Nel 1967 fu realizzata una soletta di cemento attorno all'edificio; nel 1981 vennero consolidate le fondamenta [Ferraris 2011, pp. 225, 258, 279]. Nel 2009 è stato restaurato il campanile e ripristinato il funzionamento della campana, datata 1781 [Rossi 2009].

Pianta rettangolare, muratura con corsi alternati di mattoni e pietra da cantoni ricca di fossili e piuttosto deteriorata; piccolo campanile sul lato destro. L’interno è sobrio; aula con volta a botte, catino circolare sul presbiterio. Le decorazioni della volta e dell’arco del presbiterio sono state realizzate da Panizza (anni cinquanta del sec. XX). Sulla parete di fondo, in una nicchia, è posta una statua della Madonna del sec. XVII, recentemente restaurata; al di sopra vi è una tela ovale con l’Annunciazione, di Luigi Pavese (1886) [Vitullo 1959]. L’altare, sistemato nel 1965 [Ferraris 2011, p. 225], è formato da frammenti di due capitelli romanici in arenaria (sec. XII), che nella ricostruzione del 1884 erano stati murati nelle pareti della chiesa: in uno vi sono tracce di un agnello mistico e di decorazioni floreali scolpiti a rilievo; nell’altro c’è una coppia di animali (volpi?).

Nel 1989 è stato restaurato e portato all’interno un frammento di stele funeraria di epoca romana, già murato all’esterno della parete di fondo [Musso 1974, p. 104]; si tratta di una lastra di marmo bianco (cm 48 x 77), incompleta, con due busti femminili scolpiti a rilievo e una probabile terza figura di cui resta solo una mano tra le pieghe del manto; i volti sono abrasi, ma si riconoscono le acconciature, con scriminatura centrale e ciocche raccolte, che lasciano scoperte le orecchie e ricadono sulle spalle. Delle due donne quella a sinistra sembra più giovane; ha un viso più piccolo, i capelli un poco ritorti sulle tempie e divisi in un doppio ciuffo sulla sommità del capo; le orecchie sono ornate di pendenti a globetto. Nonostante il cattivo stato di conservazione è evidente la finezza di questo rilievo, attribuibile all’età augustea. Particolare eleganza hanno le stoffe delle vesti e del manto leggero. Probabilmente questo frammento si inserisce quale documento sporadico in una tipologia insediativa di età romana di un certo peso; si può far riferimento a notevoli monumenti funerari rurali di proprietari terrieri che disposero di essere seppelliti nel fundus anche se, forse, alternavano il soggiorno rurale con quello urbano [Mercando 1998, pp. 64-65].

Madonna di Fossano: (Foxanum, 1299 [ARMO, p. 36]). Nella campagna presso le cascine Corona‑Cordera. Elencata nella pieve di Mediliano, senza titolo nel 1299 e nel 1440, col titolo si S. Maria nel 1348 e nel 1359 [ARMO, pp. 36, 109, 235; Cognasso 1929, p. 222]. Venne ampiamente restaurata nel 1832 [Ferraris 2011, p. 282]. Una lapide all'interno della chiesetta ricorda che la facciata fu rifatta nel 1934 [Vescovi 2007, p. 325]. Nel 1957 venne realizzato un nuovo altarino di marmo. Successivamente l'edificio, in non buone condizioni di conservazione, venne recuperato a spese della parrocchia con lavori che compresero il rifacimento di tetto e grondaie, la stuccatura delle pareti, la posa di un pavimento in cotto, il distacco dell’altare dal muro (1988-89); furono riportati alla luce due monofore nell'abside, un portale tamponato sul lato destro e un tratto di fregio ad archetti nel sottotetto [AD 1991, p. 224; Ferraris 2011, p. 258]. Viene officiata solo saltuariamente.

Aula rettangolare absidata, priva di campanile, con facciata rivolta a ovest. La muratura esterna evidenzia ampi rifacimenti, segno di ripetuti cedimenti del terreno: il fianco settentrionale pende tuttora vistosamente verso ovest. Le strutture più antiche, costituite da grossi conci di arenaria ben squadrati e disposti in filari omogenei con giunti sottili, sono identificabili nella porzione inferiore dell'abside e in alcuni parti delle pareti laterali. La facciata neogotica è a capanna, in mattoni a vista; ha una porta arcuata, con due finestre lanceolate laterali e un oculo superiore; è limitata da due paraste angolari che culminano al di sopra del profilo superiore. L'abside semicircolare è divisa in tre parti da lesene poggianti su un alto basamento decorato con una cornice di mattoni disposti a denti di sega; la struttura è in conci di arenaria con inserimenti di mattoni. Nell'abside e nella parete meridionale si aprono tre piccole monofore di diversa fattura; nella stessa parete meridionale si notano inoltre un piccolo portale tamponato in conci lapidei con archivolto monolitico, archetti romanici monolitici di riutilizzo, tratti di muratura in mattoni disposti a spina di pesce, un rinforzo scarpato in laterizio, un contrafforte in corrispondenza dell'arco trionfale interno e vari graffiti su pietra [Aletto 2004, pp. 27, 29, 45]. Al culmine della parete settentrionale si individuano i segni di peducci scalpellati su cui dovevano poggiarsi archetti pensili, non più esistenti. Pur nella carenza di elementi comparativi, è stata proposta una datazione della costruzione primitiva alla prima metà del sec. XII [Vescovi 2007, p. 324; Vescovi 2012, pp. 195-98]. L'interno misura m 6.5 x 4.2; ha volta a botte e pavimento in quadrelle di cotto. Le pareti sono intonacate tranne in corrispondenza del portale tamponato sul lato destro, che è originale [Vescovi 2007, p. 324]. Il presbiterio è sollevato di un gradino. Dietro l'altare è conservato un quadro raffigurante la Madonna di anonimo del sec. XVIII, restaurato dai Nicola [AD 1991, p. 224].


1 comunicazione di Carla Solarino (2013).